
Tre comunità collinari, Ponte, Fontanaradina e Li Paoli, si trovano oggi senza una guida spirituale stabile. Il motivo è tanto semplice quanto amaro: per la Diocesi i preti disponibili a guidare una parrocchia non ci sono. Senza girarci intorno, proprio come accade per i medici, anche per i sacerdoti si registra una carenza sempre più evidente. Il problema si manifesta soprattutto la domenica, quando gli abitanti delle tre frazioni vorrebbero partecipare alla Santa Messa a Fontanaradina nella chiesa di S.S Nazario e Celso e Ponte nei quella di S. Rocco. In mancanza di un parroco assegnato, entra in gioco la buona volontà dei fedeli: qualcuno si informa, scopre dove c’è un prete libero e lo va a prendere in automobile. Il sacerdote celebra la Messa e poi viene riaccompagnato. Un gesto di grande dedizione, ma che rende bene l’idea della precarietà della situazione. Sembra che, per ora, sia stato trovato un prete “a scadenza” di tre mesi. Dopo questo periodo, però, se non dovessero verificarsi sviluppi positivi, il sacerdote sarà costretto a fare di nuovo la valigia. Una soluzione temporanea che non riesce a dare certezze né serenità alle comunità. È vero che la domenica si può andare a Messa altrove, ma è anche vero che si tratta di piccoli borghi, con una presenza elevata di persone anziane, spesso impossibilitate a spostarsi. Per loro, la chiesa del paese non è solo un luogo di culto, ma anche un punto di riferimento umano e sociale. Sia a Ponte che a Fontanaradina esistono due chiese risalenti al seicento: edifici carichi di storia, fede e identità. Tenerle chiuse anche la domenica appare, a molti, come un vero peccato. Tuttavia, di fronte ai numeri e all’impossibilità concreta di garantire un sacerdote stabile, non sembra esserci molto da fare. Resta il disagio di comunità che, pur piccole, continuano a sentirsi vive e unite, e che chiedono soltanto di non essere dimenticate



