
Nelle medaglie olimpiche di Chiara Betti c’è anche un frammento di territorio aurunco. L’oro e l’argento conquistati nelle staffette di short track non raccontano soltanto imprese sportive, ma anche un percorso fatto di studio, sacrificio e radici profonde. A cinque anni dal diploma, Betti è tornata tra i corridoi del liceo Prati a Trento. Un ritorno carico di emozione, tra applausi, curiosità e richieste di autografi. Spontanea e sorridente, ha risposto a ogni domanda, dimostrando che dietro le medaglie c’è una ragazza che non ha mai smesso di credere nella formazione personale oltre che atletica. Tra gli incontri più sentiti, quello con Carmela Casale, docente di greco originaria di Fasani di Sessa Aurunca, con cui Chiara ha sempre avuto un legame speciale. “Chiara ha saputo incarnare al meglio il concetto di mens sana in corpore sano”, ha sottolineato l’insegnante, ricordando come già tra i banchi emergessero disciplina e maturità. Il dialogo tra le due, fatto di sorrisi e battute affettuose, ha mostrato quanto la scuola abbia contribuito a costruire non solo l’atleta, ma la persona. Se le Olimpiadi rappresentano il vertice sportivo, per Betti c’è un altro traguardo fondamentale: la laurea. È iscritta a Psicologia a Trento e grazie al programma universitario Top Sport riesce a gestire allenamenti, gare e studio. “Centrare i traguardi non conta solo nello sport”, ha spiegato agli studenti, ribadendo che la crescita personale passa anche dai libri.






