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Rapporto Svimez 2025: il Mezzogiorno cresce, ma resta un territorio che non trattiene i suoi giovani

2 mesi fa

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Il Rapporto Svimez 2025 descrive un Mezzogiorno in trasformazione, con segnali economici positivi ma con problemi sociali che continuano a limitare le opportunità reali delle persone. L’area cresce, crea lavoro e migliora alcuni servizi di base. Allo stesso tempo però non riesce a offrire condizioni di vita e di sviluppo professionale paragonabili al resto del Paese.

Negli ultimi anni il Sud ha registrato un aumento del Pil più alto del Nord. Edilizia, turismo, servizi e una parte dell’industria hanno beneficiato degli incentivi e dei cantieri avviati con il PNRR.
Questo risultato però dipende quasi interamente dalla spesa pubblica.
La Svimez segnala che dal 2027, con il rallentamento degli investimenti, la crescita potrebbe diminuire. Non si vedono ancora segnali solidi di sviluppo autonomo.

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Tra il 2021 e il 2024 il Sud ha creato molti posti di lavoro, soprattutto per gli under 35. Nonostante questo, tra 2022 e 2024 circa 175mila giovani hanno lasciato la loro regione.
Il motivo è semplice: le condizioni occupazionali non sono adeguate alle loro competenze.
Le opportunità qualificate restano poche. Una parte dei giovani laureati finisce in settori che richiedono competenze medio-basse e offrono salari più bassi della media nazionale.
Il risultato è una mobilità che non nasce da una scelta libera, ma da una mancanza di alternative. Il Mezzogiorno investe nella formazione, ma non offre percorsi professionali coerenti con quel livello di istruzione.

Il rapporto mette in evidenza la crescita dei cosiddetti working poor.
Molti lavoratori hanno un impiego, ma non raggiungono un reddito sufficiente. Nel Sud questa condizione riguarda circa 1,2 milioni di persone.
La riduzione del potere d’acquisto è maggiore rispetto al Nord. L’inflazione colpisce più duramente e i salari reali scendono di oltre il 10%.
Questa dinamica peggiora il benessere materiale delle famiglie, anche quando c’è un contratto stabile.

Grazie al PNRR, i Comuni meridionali hanno accelerato i tempi di progettazione e portato avanti gli interventi su asili nido, mense scolastiche e infrastrutture sociali.
Questi miglioramenti riducono una parte dei divari storici, ma non li azzerano.
Campania e Sicilia, ad esempio, restano lontane dai livelli minimi nazionali per l’offerta di nidi.
Nelle scuole aumentano le mense, ma il Sud continua ad avere la quota più bassa di alunni che possono usufruirne.
La sostenibilità futura di questi servizi è incerta: servono risorse stabili e personale adeguato.

Svimez sottolinea che la disponibilità di infrastrutture non basta. Conta la possibilità di raggiungerle in tempi adeguati.
Secondo l’indice di accessibilità, il Sud resta molto indietro rispetto al Nord in settori chiave come sanità, trasporti e gestione dei rifiuti.
Le differenze interne sono rilevanti: alcune grandi città hanno livelli accettabili, mentre i centri medi e piccoli mostrano carenze evidenti.
Questi divari incidono sulla qualità della vita e sulla capacità dei territori di attrarre imprese e lavoratori qualificati.

Svimez evidenzia un possibile conflitto tra due processi in corso.
Da un lato gli obiettivi del PNRR mirano a ridurre le disuguaglianze territoriali.
Dall’altro, l’avanzamento delle pre-intese sull’autonomia differenziata potrebbe ampliare tali divari.
Le politiche rischiano di muoversi in direzioni opposte.
Senza un coordinamento nazionale, i risultati ottenuti potrebbero indebolirsi.

Nel Mezzogiorno la presenza di grandi imprese resta limitata ma importante. Nei settori tecnologici, quando sono presenti, rappresentano una quota rilevante dell’occupazione qualificata.
Secondo Svimez, rafforzare questa componente è decisivo per rendere il Sud parte integrante delle filiere industriali europee.
Sul fronte energetico il Sud ha un potenziale significativo grazie alle rinnovabili.
Se venissero superati gli ostacoli autorizzativi, gli investimenti potrebbero avere un impatto positivo su occupazione e competitività.

La partecipazione femminile resta una delle principali criticità sociali.
Nel Mezzogiorno le madri con più figli hanno tassi di occupazione estremamente bassi.
Il carico di cura e la carenza di servizi incidono in modo diretto sulle scelte lavorative.
Questo limita l’autonomia economica delle donne e riduce il potenziale produttivo del territorio.

Il Rapporto Svimez 2025 mostra un Mezzogiorno che migliora in alcuni indicatori economici, ma non riesce ancora a trasformare questi progressi in un miglioramento diffuso delle condizioni di vita e delle opportunità.
Il Sud cresce, ma resta un territorio caratterizzato da mobilità forzata, salari insufficienti, servizi non omogenei e infrastrutture spesso difficili da utilizzare.
Per rendere stabile lo sviluppo, serve una strategia che tenga insieme lavoro qualificato, servizi, benessere sociale e accessibilità.
Solo così la scelta di restare o partire potrà essere realmente libera.

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