di Oliviero Casale, componente Gruppo Valle del Gariglianio
La DMO Litorale Domizio può diventare molto più di una sigla amministrativa o di un semplice contenitore promozionale. La DMO Litorale Domizio può infatti aiutare a dare forma a un eco-sistema territoriale capace di unire costa, fiumi, paesaggi, beni culturali, aree protette e nuove opportunità di sviluppo. Il suo valore non si misura soltanto nella promozione. Si misura soprattutto nella capacità di organizzare il territorio, rafforzarne l’identità e costruire una visione comune.
Nei documenti regionali, la DMO, cioè la Destination Management Organization, è uno strumento di governance pensato per mettere in rete soggetti pubblici e privati, superare la frammentazione dei singoli Comuni e coordinare promozione, offerta, identità e sviluppo della destinazione. La DMO Litorale Domizio, così come è stata presentata, nasce dall’aggregazione dei Comuni di Castel Volturno, Mondragone, Cellole e Sessa Aurunca, insieme alla Camera di Commercio di Caserta e a rappresentanze del mondo produttivo. Questo elemento è già molto importante, perché mostra che il progetto non riguarda un solo Comune, ma un’area costiera più ampia che prova a riconoscersi come sistema.
Come già osservato in un precedente articolo sulla DMO del Litorale Domizio, il punto non consiste soltanto nel promuovere meglio il territorio. Il punto vero è costruire una regia capace di tenere insieme identità, ambiente, filiere, servizi e comunità. In questa prospettiva, la DMO Litorale Domizio acquista significato solo se viene letta come un progetto territoriale e non come una semplice etichetta di marketing.
Che cos’è la DMO Litorale Domizio
La DMO Litorale Domizio dovrebbe essere, prima di tutto, uno strumento di coordinamento. Non un marchio vuoto. Non una formula buona solo per i comunicati. Una DMO, se funziona davvero, mette in relazione istituzioni, operatori economici, sistemi locali dell’accoglienza, beni culturali, paesaggi e comunità. La sua funzione non è soltanto attrarre visitatori. Deve anche rendere più chiaro e più forte il modo in cui un territorio si racconta, si organizza e si sviluppa.
Per questo la DMO Litorale Domizio potrà essere credibile solo se saprà trasformare parole molto usate, come rilancio, valorizzazione, sviluppo e promozione, in processi reali, in scelte leggibili e in strumenti capaci di produrre effetti concreti.
Visione territoriale
Il Masterplan del Litorale Domitio-Flegreo offre una base molto utile per capire in che direzione dovrebbe muoversi la DMO Litorale Domizio. Quel documento non descrive il territorio come una semplice fascia balneare. Lo legge, invece, come una macro-area da rigenerare mettendo insieme ambiente, patrimonio storico-culturale, agricoltura e mobilità sostenibile.
Le tre direttrici del Masterplan sono molto chiare. La prima riguarda la riqualificazione ecologica e paesaggistica. La seconda riguarda la valorizzazione del sistema storico-culturale e agricolo. La terza riguarda lo sviluppo di una mobilità sostenibile e integrata. Già da qui si capisce che il futuro del Litorale Domizio non può essere affrontato in modo settoriale o frammentario.
Lo stesso Masterplan parla di un’area che comprende quattordici Comuni, circa settantatré chilometri di costa, i corsi d’acqua del Volturno e dell’Agnena, l’area del Massico e il confine nord segnato dal Garigliano. Questa impostazione restituisce un’immagine del Litorale Domizio molto più ampia e più strutturata di quella, spesso riduttiva, che lo lega soltanto al mare estivo.
Costa, fiumi e retroterra
Dentro questa geografia, la DMO Litorale Domizio trova una sua coerenza più profonda. Tutti i Comuni che la compongono hanno un rapporto diretto con la costa. Tuttavia ciascuno lo esprime in modo diverso, secondo la propria conformazione territoriale, il proprio paesaggio e il proprio retroterra.
Il tratto settentrionale, che comprende Sessa Aurunca e Cellole, si colloca nel sistema che guarda al Garigliano, al Massico e al paesaggio che risale verso Roccamonfina, in relazione anche a quell’area più ampia che può essere letta come Valle del Garigliano. Mondragone presenta un rapporto diretto con la costa, ma si lega in modo più netto al Monte Massico e al Monte Petrino. Castel Volturno, invece, si definisce soprattutto nel segno della pianura costiera e fluviale, con un’identità fortemente segnata dal Volturno e dal sistema della foce.
Questa articolazione non indebolisce la DMO Litorale Domizio. Al contrario, la rafforza. Permette infatti di leggere il territorio come un insieme coerente proprio in virtù delle sue differenze interne. Il litorale non appare così come una sequenza indistinta di Comuni marittimi. Appare piuttosto come un sistema nel quale la costa dialoga con i corsi d’acqua, con le aree naturali, con la pianura agricola, con i rilievi retrostanti e con un patrimonio storico che non si esaurisce nei poli più noti.
Biodiversità e paesaggio
C’è poi un aspetto che non può essere considerato secondario. Riguarda la biodiversità, gli ecosistemi e il sistema delle acque. Se si vuole dare alla DMO Litorale Domizio una fisionomia davvero matura, occorre riconoscere che le pinete, le dune, le zone umide, i corsi fluviali, i corridoi ecologici, i paesaggi rurali e gli equilibri ambientali non sono un semplice sfondo. Sono parte della struttura stessa della destinazione.
Il Masterplan insiste proprio su questo punto. Collega infatti la prospettiva di sviluppo del territorio alla riqualificazione ecologica, alla permeabilità paesaggistica, alla mobilità dolce e alla tutela attiva del paesaggio. In questa logica, tutela e valorizzazione non si oppongono. Devono stare insieme.
La DMO Litorale Domizio non nasce, inoltre, in un vuoto istituzionale. Si colloca in un territorio già attraversato da strumenti, soggetti e competenze che leggono questa complessità secondo criteri ambientali, idrografici e paesaggistici. Il Contratto di Fiume del Volturno, per esempio, descrive il fiume come un asse territoriale articolato in un ambito interno, intermedio e costiero. Richiama la centralità degli habitat fluviali, della qualità del paesaggio, del rischio idraulico e delle aree Natura 2000. Individua inoltre nella fruizione e nella qualità del paesaggio una delle linee strategiche del percorso.
Anche la presenza di aree protette aiuta a capire la qualità ambientale del comprensorio. Il territorio entro cui si muove la DMO Litorale Domizio è infatti segnato da riferimenti importanti come il Parco Regionale Roccamonfina-Foce Garigliano, la Riserva Naturale Foce Volturno-Costa di Licola e il Lago Falciano. Questo dato non è marginale. Dimostra che il valore ambientale del territorio non è solo evocato. È già riconosciuto dentro strumenti e perimetri di tutela.
Patrimonio dei luoghi
Una DMO Litorale Domizio ben costruita dovrebbe anche saper riconoscere che l’identità del territorio non nasce da un solo attrattore. Nasce dalla relazione tra più elementi. La costa conta, naturalmente. Ma contano anche i paesaggi agricoli, i nuclei storici, i siti archeologici, le memorie diffuse, le produzioni locali e i luoghi che custodiscono ancora una forte continuità tra ambiente e storia.
In questa prospettiva, non è secondario il rilievo crescente assunto a Sessa Aurunca dall’area della Maddalena nella Valle dei Mulini, segnale di una crescente attenzione verso il valore paesaggistico, ambientale e culturale di porzioni del territorio che una DMO Litorale Domizio intelligente dovrebbe saper integrare dentro una narrazione più ampia e coerente.
L’identità del Litorale Domizio non coincide con una sola immagine e non può essere compressa in una rappresentazione unica. È un’identità composta. È fatta di costa e retroterra, di acque e campagne, di rilievi e pianure, di natura e storia. È proprio questa complessità a poter diventare una risorsa, a condizione che venga letta, organizzata e comunicata nel modo giusto.
Opportunità di sviluppo
La DMO Litorale Domizio può diventare importante anche perché potrebbe contribuire ad aprire nuove opportunità di sviluppo territoriale. Una destinazione, quando è governata bene, non genera soltanto visibilità. Crea anche condizioni favorevoli affinché attorno a quella destinazione possano crescere servizi, reti economiche, iniziative culturali e nuove attività imprenditoriali.
Per questo una DMO Litorale Domizio all’altezza delle potenzialità del territorio non dovrebbe limitarsi a promuovere il mare. Dovrebbe invece saper tenere insieme la dimensione costiera con quella agricola, paesaggistica e culturale. La qualità delle produzioni, la persistenza dei paesaggi rurali e il rapporto tra costa e retroterra possono diventare parti essenziali della destinazione. Non sono semplici dettagli decorativi. Possono invece rafforzare la riconoscibilità del territorio e la sua capacità di generare economia.
Anche l’ospitalità va letta in questa chiave. In una prospettiva di lungo periodo, non può essere pensata soltanto come aumento quantitativo dei posti letto. Deve diventare capacità di costruire un’offerta più leggibile, più distribuita e più coerente con la struttura del territorio. Questo significa valorizzare il patrimonio edilizio esistente, sostenere reti di accoglienza e rendere più riconoscibile l’intero sistema.
Giovani
Una DMO Litorale Domizio ben costruita potrebbe inoltre diventare uno strumento capace di generare possibilità concrete anche per i giovani. Non soltanto in termini di occupazione, ma anche di iniziativa, radicamento e nuova imprenditorialità.
La sua funzione, infatti, non dovrebbe limitarsi alla promozione turistica in senso stretto. Potrebbe aprire spazi per lo sviluppo di attività legate all’accoglienza, ai servizi culturali, alla valorizzazione del patrimonio, alla mobilità dolce, alla comunicazione territoriale, alla ristorazione di qualità, alle produzioni agroalimentari, all’artigianato, ai servizi ambientali e alle forme innovative di impresa collegate al paesaggio e alla fruizione dei luoghi.
In questa prospettiva, la DMO Litorale Domizio potrebbe diventare non solo un dispositivo di coordinamento. Potrebbe diventare anche un contesto favorevole alla nascita di nuove energie imprenditoriali, capaci di trattenere competenze, attrarre progettualità e costruire occasioni di sviluppo più diffuse e durature. Perché una DMO, quando funziona davvero, non promuove soltanto una destinazione. Crea anche condizioni favorevoli affinché attorno a quella destinazione possano nascere lavoro, impresa, servizi, creatività e nuove possibilità di futuro.
Comunicazione e partecipazione
Resta infine il tema decisivo della comunicazione e della partecipazione. In qualunque progetto di destinazione, questo non può essere trattato come un elemento secondario. Una DMO Litorale Domizio potrà essere davvero credibile solo nella misura in cui saprà produrre ascolto, corresponsabilità e fiducia, evitando di restare un semplice perimetro formale o una sigla sospesa sopra i luoghi.
La qualità della destinazione dipenderà dunque anche dalla qualità del rapporto che questa struttura saprà costruire con i territori che pretende di rappresentare. Se la DMO Litorale Domizio riuscirà a parlare davvero ai Comuni, agli operatori, alle comunità locali e alle reti territoriali, allora potrà diventare qualcosa di più di un dispositivo amministrativo. Potrà diventare una forma di coordinamento reale, capace di mettere in relazione paesaggio, economia, tutela, accoglienza e identità.
Conclusione
Alla fine, la questione si concentra qui. La DMO Litorale Domizio potrà avere senso se riuscirà a presentarsi non come una semplice etichetta, ma come un eco-istema territoriale tra Volturno e Garigliano, capace di integrare costa, aree fluviali, biodiversità, paesaggi agricoli, patrimonio storico-culturale, ospitalità e filiere produttive dentro una visione più solida, più leggibile e più competitiva. È in questa capacità di tenere insieme le differenze, senza cancellarle e senza trasformarle in rivalità, che si misura la possibilità concreta di costruire una destinazione territoriale all’altezza delle potenzialità che il Litorale Domizio continua a esprimere.
Oliviero Casale , componente del Gruppo Valle del Garigliano, riflette sulla DMO Litorale Domizio come possibile sistema territoriale tra Volturno e Garigliano, capace di mettere in relazione costa, paesaggio, biodiversità, beni culturali e sviluppo. La sfida vera è trasformare la DMO in uno strumento di governance, partecipazione e opportunità, capace di generare futuro per le comunità locali, per i giovani e per una nuova imprenditorialità legata al territorio.

