
La notizia della pubblicazione da parte del Ministero dell’Interno, attraverso Invitalia, di un bando per la realizzazione di un Centro di Permanenza per il Rimpatrio a Castel Volturno scuote il territorio e accende la protesta. Libera contro le mafie e il Comitato Don Peppe Diana scendono in campo con una presa di posizione netta e senza mezzi termini. “I CPR rappresentano il punto più estremo di un sistema fondato sulla repressione e sulla marginalizzazione delle persone migranti, il punto finale di politiche migratorie volte alla criminalizzazione”, denunciano le due organizzazioni, sottolineando come in questi luoghi uomini, donne e bambini vengano privati della libertà personale non per aver commesso reati, ma unicamente per la loro condizione amministrativa. Le associazioni richiamano inchieste, denunce e testimonianze che nel corso degli anni hanno documentato condizioni di vita indegne all’interno dei CPR: condizioni sanitarie inadeguate, abusi, discriminazioni sistemiche, episodi di violenza, autolesionismo e morti che attendono ancora piena verità e giustizia. Viene citato anche il lavoro della rivista Lavialibera, secondo cui alcuni operatori sanitari avrebbero subito pressioni da parte delle autorità affinché certificassero l’idoneità delle persone straniere al trattenimento. La scelta di Castel Volturno come sede del nuovo centro viene giudicata particolarmente grave, considerato il contesto sociale del territorio. “Qui bisognerebbe investire in diritti, inclusione, lavoro e giustizia sociale e ambientale, non in nuove strutture detentive”, affermano Libera e il Comitato Don Peppe Diana, che raccolgono e fanno proprie anche le preoccupazioni espresse dalle Parrocchie locali. Le richieste sono chiare: la sospensione immediata del bando, l’apertura di un confronto pubblico con la cittadinanza e le realtà sociali e un cambio radicale delle politiche migratorie, fondato sul rispetto dei diritti e della dignità umana. Un appello che si rivolge ad associazioni, sindacati, enti del terzo settore, realtà politiche e istituzioni affinché si mobilitino compatte contro il progetto. “Castel Volturno non può diventare un simbolo di detenzione e abbandono. Deve essere un presidio di giustizia, accoglienza e democrazia”, conclude il documento congiunto.



