Oggi: 02 Set, 2026
marco iannitti
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SESSA AURUNCA – “Aiutatemi a sapere la verità sulle sostanze chimiche usate sul corpo di mio figlio”: l’appello di Marco Iannitti

2 mesi fa

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Un appello accorato, carico di dolore e rabbia, quello lanciato da Marco Iannitti, il padre di Vincenzo Iannitti, il giovane ucciso a San Castrese. “Faccio un appello a tutti i cittadini della bassa Campania, a tutte quelle persone oneste che hanno a cuore la morte di mio figlio. Sono arrivato al capolinea” ha scritto Iannitti, rivolgendosi alla comunità per chiedere sostegno e verità sul caso che da settimane scuote il territorio. Il padre di Vincenzo ha voluto fare chiarezza sui tempi delle esequie, ancora bloccate dalle indagini in corso: “Avete il diritto di sapere perché il ritardo per le esequie. Il 20 aprile, quando la scientifica ha rinvenuto il corpo di Vincenzo, agenti con 35 anni di esperienza hanno raccontato di qualcosa di mai visto”. Una descrizione drammatica, quella riportata da Iannitti, sulle condizioni in cui è stato ritrovato il corpo del figlio: “Il mio povero figlio è stato rinvenuto spoglio e privo di ogni tessuto. Non c’era più nulla di Vincenzo, se non il solo scheletro. Nulla più”. Il padre punta il dito contro l’uso di sostanze chimiche per occultare le tracce del delitto: “Il mostro di San Castrese, con la complicità della sua famiglia, ha consumato con sostanze chimiche il povero corpo di mio figlio. Ecco il perché del via vai della madre del mostro, con pacchi interi di candeggina, e chissà quali altre sostanze”. Sulla base di queste circostanze, Iannitti chiede che vengano accertate le responsabilità di chi, a suo dire, avrebbe favorito l’occultamento: “Aiutatemi a mettere in galera madre, fratello e compagno della madre del mostro di San Castrese”. Il padre di Vincenzo sottolinea inoltre le difficoltà che gli investigatori stanno incontrando nel prosieguo delle indagini: “La scientifica non ha tessuto organico su cui lavorare. Stanno facendo l’impossibile. I mostri hanno cancellato ogni traccia organica di mio figlio”. Un appello che si chiude con una richiesta diretta alla cittadinanza: “Vi prego, aiutatemi”.

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