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La Procura della Repubblica di Napoli informa dell’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare. In sintesi:
- La mattina del 27 giugno la Polizia di Stato ha arrestato 11 persone su ordine del GIP del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA).
- Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di:
- sequestro di persona a scopo di estorsione;
- rapina;
- lesioni personali;
- reati aggravati dall’uso di armi;
- utilizzo del metodo mafioso.
- Nove erano già stati fermati l’8 giugno dalla Squadra Mobile di Caserta; i fermi erano stati convalidati e successivamente il procedimento è stato attribuito per competenza al Tribunale di Napoli.
- L’indagine è partita dalla denuncia della vittima ed è stata sviluppata attraverso attività investigative nelle province di Napoli e Caserta. I destinatari del fermo furono; Carmine Derrotti, 34 anni, domiciliato a Caivano; Andrea Menditti, 51 anni, Fabrizio Menditti, 47 anni, e Antonio Rosato, 50 anni, tutti di Recale; Lorenzo Smeragliuolo, 38 anni, e Marco Varletta, 45 anni, entrambi di Marcianise. Francesco Argenziano, 49 anni, di Casapulla.Cuono Domenico Buonavolontà, 32 anni, e Pasquale Campolattano, 44 anni, entrambi di Maddaloni; Altre due persone già in carcere, Pasquale Apicella, 50 anni, e Pasquale Corvino, 40 anni, entrambi di Casal di Principe,
La vicenda
Secondo l’ipotesi accusatoria:
- Nella prima parte di maggio un commerciante attivo nel settore delle auto e degli orologi di lusso è stato seguito, sequestrato e rapinato.
- La vittima sarebbe stata condotta in un luogo isolato, picchiata e minacciata con modalità ritenute riconducibili al metodo camorristico.
- Gli autori avrebbero cercato di ottenere un profitto di diverse centinaia di migliaia di euro.
- Sarebbero stati sottratti:
- una consistente somma di denaro;
- un orologio di lusso;
- un borsello contenente le chiavi di diverse auto di lusso custodite presso la concessionaria.
I presunti collegamenti criminali
Le indagini avrebbero evidenziato che:
- inizialmente la vittima sarebbe stata avvicinata da persone ritenute vicine a esponenti di rilievo del Clan dei Casalesi;
- dopo l’arresto di questi ultimi sarebbero intervenuti soggetti riconducibili agli ambienti camorristici di Recale e Curti.
- Due indagati, già detenuti per altri procedimenti, avrebbero svolto il ruolo di intermediari, effettuando videochiamate dal carcere per minacciare la vittima e indurla a pagare.

