Solamente nove mesi fa, verso la fine dello scorso novembre, Paolo Falco parlava con la forza e l’entusiasmo di chi ha lo sguardo saldamente puntato sul domani. Da coordinatore cittadino di Forza Italia a Caserta festeggiava i traguardi del suo partito con l’orgoglio di chi vedeva crescere un progetto sul territorio: “Forza Italia primo partito della provincia di Caserta è il risultato del grande lavoro che in questi anni è stato fatto… Non aver mai spento la luce del partito, aver costruito un movimento giovanile reale e partecipe, aver piano piano rimesso insieme i pezzi di un mosaico che sembrava distrutto… ci ha portato ad essere il partito di riferimento“. Parole piene di passione che guardavano alle prossime sfide: “Siamo pronti a tagliare insieme nuovi traguardi e a festeggiare insieme nuovi successi“. C’era in quelle dichiarazioni la convinzione sincera di un percorso appena iniziato e di un cammino politico ancora tutto da scrivere. Poi, improvvisamente, la scorsa settimana quella voce si è spenta per sempre. Paolo ha scelto di compiere un gesto estremo e definitivo, lasciando la sua città, il mondo forense e l’intera comunità casertana in un buio fitto, fatto di sgomento, incredulità e domande che tormentano la mente. Cosa spinge un uomo, un professionista stimato che si stava avviando verso la vita pubblica con determinazione, a cedere a un peso così schiacciante? È il quesito doloroso che in questi giorni vaga tra i corridoi della politica locale e le strade di Caserta, una domanda a cui nessuno riuscirà mai a dare una risposta completa. Con la sua scomparsa Caserta perde un avvocato preparato e benvoluto da tutti, ma perde soprattutto un uomo che stava muovendo i suoi passi più importanti verso quell’impegno politico che anni fa aveva già visto protagonista suo padre, il compianto e mai dimenticato sindaco Gigi Falco. Di suo padre, Paolo non portava soltanto la passione per la propria terra, ma anche un’impressionante somiglianza fisica, nello sguardo, nei tratti e nei modi di fare sembrava di rivedere proprio la figura del genitore. Un’eredità visibile a tutti che rendeva il suo legame con la storia della città ancora più profondo. Non era un mistero per nessuno, infatti, che il suo nome fosse tra quelli che il centrodestra avrebbe potuto valutare per la corsa a sindaco della prossima primavera, una prospettiva che avrebbe rappresentato un passo significativo lungo la strada tracciata dalla sua famiglia. Oggi, al posto delle prospettive e dei programmi, restano soltanto i ricordi. Restano le sue parole di novembre sul lavoro a testa bassa e sui giovani pronti a essere protagonisti, la memoria di un professionista impeccabile e l’angoscia di una comunità che si scopre fragile di fronte al mistero del dolore umano. Un dolore che spesso si nasconde dietro un sorriso o dietro traguardi apparentemente perfetti, lasciandoci tutti un po’ più soli e con il fiato sospeso.

EDITORIALE. Sulle orme del padre con una profonda somiglianza fisica e la passione per la politica: così si è spento il sogno di Paolo Falco.
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