Ieri pomeriggio si è svolta la commemorazione per il trentasettesimo anniversario della morte di Jerry Masslo. Nella notte tra il 24 e il 25 agosto 1989, a Villa Literno, un gruppo armato fece irruzione nell’alloggio dove dormivano ventotto braccianti africani per sottrarre loro il salario guadagnato nella raccolta del pomodoro. Masslo, sindacalista e migrante, si rifiutò di consegnare il denaro e fu ucciso a ventinove anni.A ricostruire la vicenda e il suo significato politico è Antonio Dell’Aquila, segretario provinciale di Sinistra Italiana Avs, che ricorda come la condizione giuridica di Masslo fosse stata determinata per via normativa. La riserva di limitazione geografica apposta dall’Italia alla Convenzione di Ginevra riservava infatti lo status di rifugiato ai soli richiedenti provenienti dall’Europa orientale, negando quindi in via definitiva la protezione a un militante in fuga dall’apartheid sudafricano. Un meccanismo che secondo Dell’Aquila incorporava il migrante nel ciclo produttivo escludendolo però dalla titolarità dei diritti e comprimendone il potere contrattuale.Per il segretario provinciale la reazione alla morte di Masslo merita di essere ricostruita per intero, perché la memoria pubblica tende a rimuoverne la dimensione di riscatto collettivo. Il 20 settembre 1989 i lavoratori migranti proclamarono infatti il primo sciopero contro il caporalato mai organizzato in Italia, con il blocco integrale della raccolta. Il 7 ottobre si svolse a Roma la prima manifestazione nazionale antirazzista. Il decreto legge 416 del 1989, poi convertito nella legge 39 del 1990, dispose infine la caduta della limitazione geografica.Dell’Aquila osserva però come la storia successiva abbia invertito quella direzione: il vincolo tra titolo di soggiorno e contratto di lavoro, consolidato dalla legge 189 del 2002, opererebbe oggi come un dispositivo di deprezzamento della forza lavoro migrante. Secondo il segretario provinciale l’intermediazione illecita non sarebbe un residuo premoderno dell’agricoltura meridionale, ma la forma organizzativa riprodotta proprio da quel regime giuridico, come dimostrerebbero il cottimo e gli insediamenti informali del litorale domizio e, nella stessa serie di cause, la strage di Castel Volturno del 2008.Per Dell’Aquila il ricordo di Jerry Masslo deve servire a riportare al centro del dibattito pubblico le grandi questioni dell’immigrazione e dello sfruttamento dei migranti nel nostro Paese: superare la Bossi Fini, svincolare il soggiorno dal ricatto contrattuale, aprire canali d’ingresso regolari, riformare la cittadinanza e applicare pienamente la legge 199 del 2016.

VILLA LITERNO – trentasette anni dopo la morte di Jerry Masslo, Dell’Aquila: “Serve superare la Bossi-Fini e riformare la cittadinanza”
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