In questi giorni tutti hanno riscoperto una parola, un ricordo affettuoso, una frase di circostanza per Guido Roviello, la cui vita è stata spezzata per appena cinquanta euro nel cuore di piazza Sant’Anna. Ma la domanda che brucia, che dovrebbe bruciare la coscienza di un’intera città, è una sola: “dove erano tutte queste persone quando Guido dormiva al gelo, quando il suo corpo si consumava lentamente nell’abbandono più totale e nessuno trovava il tempo di fermarsi“. Prima che la ferocia di un pestaggio lo trasformasse in una notizia da prima pagina, in un titolo da consumare in fretta e poi dimenticare, nessuno sembrava accorgersi di quell’uomo fragile che tendeva la mano ai margini del passeggio cittadino. Oggi è fin troppo comodo, per la politica e per la Chiesa, recitare il mea culpa sotto i riflettori. Ma le lacrime versate a telecamere accese hanno il sapore amaro dell’ipocrisia. A volte il silenzio sarebbe più dignitoso di certe passerelle del dolore. Guido aveva bisogno di presenza, di cura, di una mano tesa quando era ancora vivo, non di fiori e comunicati ora che la terra lo ha inghiottito. La verità è feroce e nessuno ha il coraggio di guardarla dritta negli occhi, quanti altri Guido camminano ancora, invisibili, sulle nostre strade, divorati dalla fame, dal freddo, da una solitudine che corrode l’anima giorno dopo giorno. Di loro la città si ricorda solo quando il sangue macchia l’asfalto, quando la cronaca ha bisogno di un nuovo orrore da sbattere in prima pagina. Fino a quel momento restano comparse di un mondo distratto e vigliacco, vite che pare non valgano nulla finché qualcuno non decide di cancellarle per pochi spiccioli. E a straziare ancora di più è il vuoto lasciato dall’assenza della sua famiglia. Quando l’eco dei giornali si sarà spento e le telecamere si saranno spente altrove, ci sarà davvero qualcuno che, nel buio della propria stanza, sentirà la morsa del rimorso per non avergli teso una mano quando ancora si poteva? Verrà mai qualcuno del suo stesso sangue a posare un fiore su quella tomba isolata, o resterà soltanto l’amore silenzioso dei volontari, gli unici che non lo hanno mai voltato le spalle, a scaldare la sua memoria? Ci piace credere, con tutto il cuore, che se esiste una giustizia più alta, una giustizia che questa terra non ha saputo dargli, Guido non dovrà mai più stendere la mano verso nessuno. Che in quel luogo di pace non ci saranno sguardi indifferenti né porte sbattute in faccia, ma soltanto il calore di un’umanità vera, finalmente ritrovata. Che dopo una vita intera passata a tremare nel freddo e nell’abbandono, potrà riposare senza dover chiedere più nulla a nessuno, accolto da chi, da qualche parte, lo stava già aspettando a braccia aperte.

EDITORIALE | CASERTA – Guido Roviello, invisibile in vita e ricordato solo in morte: l’ipocrisia del giorno dopo che non gli rende la vita
0:00
