Oggi: 16 Ott, 2026
Protesta agricoltori
Protesta agricoltori

Gli agricoltori sono in  strada, ma i telegiornali e i grandi giornali guardano altrove: “costi insopportabili” gasolio agricolo raddoppiato

1 settimana fa

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Il Sud è in strada. Da giorni, in Calabria, Sicilia, Puglia, Avellino, Benevento l’autostrada  Salerno Reggio Calabria   e in molte altre aree del Mezzogiorno, agricoltori e autotrasportatori sono mobilitati con presidi e proteste contro il caro-carburanti, quello agricolo è passato da 0.80 a 1 euro e ottanta l’aumento del costo della vita e una crisi economica che sta mettendo in ginocchio interi territori. Trattori sulle strade, mezzi pesanti fermi, categorie produttive allo stremo. Dietro questa mobilitazione ci sono uomini e donne che lavorano ogni giorno, imprese che fanno fatica a restare aperte e famiglie che devono fare i conti con costi sempre più difficili da sostenere. Eppure, mentre il disagio cresce nelle piazze e lungo le strade del Mezzogiorno, sui principali media nazionali sembra calare un silenzio assordante.Accendendo un telegiornale nazionale o sfogliando i grandi quotidiani, spesso si ha la sensazione che questa protesta non esista. Le immagini dei presidi non occupano le prime pagine, le ragioni di chi protesta trovano poco spazio e le voci di agricoltori e autotrasportatori faticano ad arrivare all’opinione pubblica nazionale. Ma non si tratta di una protesta marginale.Gli agricoltori sono coloro che producono una parte fondamentale del cibo che arriva sulle nostre tavole. Gli autotrasportatori garantiscono ogni giorno il movimento delle merci, collegando aziende, territori, negozi e famiglie. Se queste categorie entrano in crisi, le conseguenze non riguardano soltanto il Sud: riguardano l’intero Paese. Per questo il problema non è soltanto economico. È anche una questione di attenzione, rappresentanza e informazione. Ignorare il disagio di intere categorie produttive significa rischiare di trasformare una crisi reale in una crisi invisibile. E una crisi che non trova spazio nel dibattito pubblico rischia di essere affrontata troppo tardi. Il Mezzogiorno non chiede privilegi. Chiede di essere ascoltato.Chiede attenzione per chi ogni mattina sale su un trattore, per chi percorre centinaia di chilometri alla guida di un camion, per chi manda avanti un’azienda nonostante costi, tasse e rincari sempre più pesanti. Il silenzio non può essere la risposta. Le proteste possono essere discusse, condivise o contestate. Ma le ragioni di chi scende in strada meritano di essere raccontate e comprese. Perché dietro ogni presidio ci sono persone, lavoro e territori che stanno chiedendo di non essere lasciati soli. Il Sud non è invisibile. E soprattutto, il Sud non può essere raccontato soltanto quando accade qualcosa di straordinario. Va ascoltato anche quando a scendere in strada sono lavoratori e produttori che chiedono semplicemente di poter continuare a vivere e lavorare.

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