
Se finiscono nella stessa lista, non c’è partita.
L’incontro di oggi a Palazzo Santa Lucia, ufficialmente convocato per discutere delle regionali, è servito a poco. Parole generiche, zero contenuti. Ma nel vuoto politico, è bastato un dettaglio per accendere gli animi: l’assenza, almeno iniziale, di Giovanni Zannini.
Gennaro Oliviero sperava che l’assenza fosse definitiva. Un segnale, pensava, che Zannini avesse ormai preso la strada di Forza Italia. Sarebbe stato un problema in meno. E invece no. A riunione finita, Zannini è arrivato. In ritardo? No. Per scelta.
Fonti attendibili raccontano che Zannini ha volutamente disertato l’incontro convocato sì da De Luca ma suggerito da Oliviero considerandolo,quindi, una riunione senza alcun contenuto politico reale, organizzata solo per provare a costruire una nuova collocazione per Oliviero, che oggi fatica a trovare una lista dove candidarsi.
Oliviero è in una posizione scomoda. Spera che De Luca riesca a riaprire per lui le porte del Partito Democratico. Ma se il presidente non riuscisse a ottenere per il figlio la guida del Pd regionale, sarebbe costretto a candidarsi nella lista di De Luca. E in quella lista, potrebbero finire entrambi: Oliviero e Zannini.
Uno scenario che Oliviero vorrebbe evitare. Perché, allo stato, sarebbe Zannini ad avere la meglio, sia in termini di voti, che di presenza territoriale e consenso reale.
Ecco il nodo politico vero. Altro che coordinamento. La riunione di oggi non ha fatto chiarezza sul percorso verso le regionali, ma ha mostrato la debolezza di Oliviero e la volontà di Zannini di non partecipare a giochi costruiti su misura per salvare chi non ha più casa politica. Un segnale forte. Silenzioso, ma chiarissimo.


