
di Oliviero Casale, componente gruppo Valle del Garigliano
Il primo agosto 2025 la Commissione Europea ha aperto ufficialmente una consultazione pubblica sul futuro Circular Economy Act. Non si tratta di un documento tecnico riservato agli addetti ai lavori, ma di un passaggio che chiama in causa direttamente cittadini, imprese e comunità locali. Fino al sei novembre chiunque potrà partecipare, raccontando esperienze, proponendo soluzioni o segnalando difficoltà incontrate nel passaggio a modelli più sostenibili, attraverso il portale europeo “Dì la tua”.
L’iniziativa segna un punto di svolta nel percorso europeo verso un’economia più sostenibile. Il Circular Economy Act, che dovrebbe essere adottato nel 2026, avrà lo scopo di accelerare la transizione da un sistema lineare, basato su produzione, consumo e smaltimento, a un modello realmente circolare, in cui ogni risorsa possa avere una seconda vita. La posta in gioco è alta, perché riguarda la competitività delle imprese, la riduzione delle emissioni climalteranti e la possibilità per l’Europa di ridurre la dipendenza dalle importazioni di materie prime.
Oggi i numeri raccontano una situazione poco incoraggiante. Il tasso di circolarità dell’economia europea, cioè la quota di materiali che tornano a essere utilizzati dopo il primo impiego, è rimasto sostanzialmente invariato negli ultimi quindici anni. Nel 2010 era pari al 10,7 per centoe nel 2023 si attestava appena all’11,8 per cento. Una crescita troppo modesta, che rende evidente l’urgenza di un cambio di passo.

La nuova legge punta a raddoppiare la circolarità entro il 2030 e a creare un vero mercato unico europeo per i materiali riciclati. Oggi, infatti, le materie prime secondarie sono spesso più costose di quelle vergini e non sempre garantiscono la stessa qualità. Ciò frena le imprese e ostacola la diffusione di un’economia più sostenibile. Per superare queste difficoltà la Commissione intende intervenire con misure che renderanno il riciclo più conveniente e sicuro, rafforzando le regole e semplificando i controlli.
Particolare attenzione sarà dedicata ai rifiuti elettronici, che crescono del due per cento ogni anno e hanno un tasso di riciclo inferiore al quaranta per cento. Computer, cellulari e piccoli elettrodomestici contengono metalli preziosi e terre rare, indispensabili per l’industria tecnologica, ma troppo spesso finiscono in discarica o vengono smaltiti illegalmente. Con il Circular Economy Act l’Unione vuole trasformare questo problema in un’opportunità, favorendo la creazione di filiere innovative per il recupero e il riutilizzo di materiali strategici.
Gli impatti attesi sono concreti e toccano la vita quotidiana delle persone. Le imprese manifatturiere europee spendono oggi più del doppio per i materiali rispetto alla manodopera o all’energia. Con una maggiore disponibilità di materie prime riciclate potranno ridurre i costi e diventare più competitive. I cittadini beneficeranno di prodotti progettati per durare più a lungo, facili da riparare e da riutilizzare. La società nel suo complesso potrà contare su una significativa riduzione delle emissioni climalteranti, che secondo le stime potrebbe coprire fino a un quarto del fabbisogno complessivo per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.
Il Circular Economy Act si inserisce nel quadro più ampio del Green Deal europeo e sarà uno strumento operativo del Patto per l’industria pulita e della Bussola per la competitività. Non è soltanto una legge sull’ambiente, ma una strategia industriale ed economica che mira a rafforzare l’autonomia europea, ridurre la vulnerabilità delle catene di approvvigionamento e creare nuovi posti di lavoro, soprattutto nelle piccole e medie imprese.
In Italia il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha diffuso una circolare informativa per rilanciare la consultazione e invitare tutti i soggetti interessati a partecipare. È un’occasione per far sentire la voce del Paese in un processo che determinerà le regole del futuro mercato europeo delle risorse e dei materiali.
Il Circular Economy Act non è soltanto un nuovo atto normativo. È una sfida culturale che riguarda il modo in cui produciamo, consumiamo e viviamo. Ripensare l’economia in chiave circolare significa immaginare un’Europa più indipendente, più giusta e più attenta al benessere delle persone e dell’ambiente. La consultazione pubblica rappresenta il primo passo di questo percorso. La partecipazione dei cittadini e delle imprese sarà decisiva per trasformare la circolarità da promessa a realtà concreta, capace di incidere sulla vita quotidiana di ciascuno di noi e delle generazioni future, favorendo il bene comune.


