
C’è un vecchio detto che oggi calza a pennello: “fai come ti è fatto che non è peccato”. E a Sparanise sembra scritto su misura. Dopo alcune accuse comparse sui social, la maggioranza guidata dal sindaco Fabrizio De Pasquale ha deciso di incaricare un avvocato per valutare se i post pubblicati dalla minoranza contengano elementi tali da procedere con una querela. Da quel momento è partita la solita scena: toni indignati, accuse di censura, appelli alla libertà di espressione. Tutto giusto, se non fosse che a guidare quella minoranza c’è chi, qualche mese fa, ha usato la querela come arma contro altri. Sì, parlo di chi manovra i fili dietro le quinte. Di chi ha fatto della querela il suo strumento preferito, di chi ha cercato di imbavagliare Officina0823 solo perché ha riportato quello che era scritto in una sentenza, nero su bianco. Non insinuazioni: atti pubblici. Ma per loro, raccontare la verità era già troppo. E così, via di querele. Oggi quegli stessi protagonisti parlano di libertà di parola. Si indignano perché qualcuno valuta una querela. Ma allora? Quando toccava a noi, la libertà d’espressione dove stava? Forse vale solo quando conviene? Parafrasando un altro detto: “chi di coltello ferisce…….” E forse è arrivato il momento di dirlo chiaro: “chi ha usato le querele per imbavagliarci oggi non può vestirsi da paladino della libertà“. La coerenza non è un optional. A Sparanise, più che una battaglia politica, sembra una recita già vista. E mentre si grida alla censura, qualcuno dimentica che la vera libertà si difende sempre, anche quando è scomoda.



