
Caserta si conferma una delle città più fragili d’Italia sul fronte ambientale. A dirlo è il nuovo Ecosistema Urbano 2025, il rapporto curato da Legambiente, in collaborazione con Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore, che ogni anno misura la qualità della vita urbana nei 106 capoluoghi di provincia. Giunto alla sua 32ª edizione, lo studio valuta 19 indicatori chiave, dall’aria all’acqua, dai rifiuti alla mobilità, fino a energia e verde urbano, per capire quanto le nostre città stiano realmente avanzando nella transizione ecologica.
Per Caserta, la fotografia non è incoraggiante. I numeri raccontano una realtà complessa: aria ancora troppo inquinata, con concentrazioni di PM10 e ozono superiori ai limiti di riferimento dell’OMS; dispersione idrica tra le più alte del Paese; poche aree verdi accessibili ai cittadini e scarsa produzione da fonti rinnovabili. È un insieme di criticità che disegna un quadro strutturale, non contingente: Caserta soffre di un modello urbano che non è ancora riuscito a integrare pienamente la sostenibilità nelle proprie scelte quotidiane. Secondo Legambiente, le cause sono molteplici: pianificazione ambientale debole, infrastrutture obsolete, e una governance poco proattiva, incapace finora di cogliere appieno le opportunità offerte dal PNRR e dai finanziamenti europei.
Ne emerge l’immagine di una città che spesso rincorre i problemi invece di anticiparli: il verde urbano cresce lentamente, la mobilità sostenibile resta sulla carta, e la rete idrica continua a perdere litri preziosi ogni giorno. Eppure, dentro questo quadro scoraggiante si nasconde anche una possibilità. La classifica, se letta con spirito costruttivo, rappresenta per Caserta una cartina di tornasole utile a riorientare le politiche locali: uno strumento di diagnosi più che una sentenza.
Il “brutto voto” può diventare il punto di partenza per un nuovo patto cittadino sulla sostenibilità, capace di unire istituzioni, imprese, università e cittadini in un percorso di rigenerazione urbana e innovazione ambientale. Caserta ha tutto da guadagnare se riuscirà a leggere i dati del rapporto come un’agenda operativa: ridurre gli sprechi idrici, incentivare il trasporto pubblico e le rinnovabili, ripensare gli spazi verdi come infrastruttura vitale per la salute e la qualità della vita.
La sfida è non restare fermi. Perché, come ricorda il report, il cambiamento non si misura solo nei numeri, ma nella volontà politica e civica di trasformarli in azione.



