
A volte ritornano, e lo fanno con il solito carico di veleno mascherato da ironia. Leggendo l’ultimo attacco frontale firmato da “Sparanise in Movimento” contro l’amministrazione comunale e in particolare contro il sindaco Fabrizio De Pasquale, la prima reazione è un sospiro di stanchezza. Hanno scelto un soprannome, “Billy”, quasi fosse il titolo di una serie TV, e su quello hanno costruito un castello di accuse che vorrebbe essere satirico ma che, alla fine della fiera, appare solo come l’ultimo sfogo di chi non ha più argomenti. È il segno dei tempi, quando la politica perde di spessore e di credibilità, non resta che rifugiarsi nella tastiera, sperando che un post su Facebook possa cancellare anni di ombre. Vederli oggi così agguerriti nel fare le pulci a ogni centesimo speso o a ogni selfie del sindaco fa un certo effetto, soprattutto se ci si ferma a pensare da dove arrivano. È quasi paradossale ricevere lezioni di legalità e buona amministrazione da chi ha fatto parte di quella stagione politica culminata con l’umiliazione più grande per Sparanise, lo scioglimento per infiltrazioni camorristiche. Quello non è stato un racconto o un soprannome inventato per fare like, è stata una realtà cruda che ha lasciato il paese in ginocchio e i cittadini nel fango. Sentire proprio loro parlare di “danni dell’incompetenza” è un colpo basso alla memoria di una comunità che ha pagato un prezzo altissimo per gli errori di chi sedeva in quelle stanze. L’impressione è che, svuotati di una proposta politica seria, a questi signori non sia rimasto che lo sfogo social. L’appellativo “Billy” al sindaco è diventato una sorta di coperta di Linus per nascondere il fatto che, fuori dai social, il loro peso politico è ridotto ai minimi termini. La loro satira non riesce a strappare un sorriso perché è piena di quel risentimento tipico di chi è stato “stanato” dalla storia e prova a rifarsi la faccia puntando il dito contro gli altri. Sparanise oggi sta cercando, con fatica, di voltare pagina e di ripulirsi l’immagine. I post al vetriolo di chi quel fango ha contribuito a gettarlo, purtroppo, non aiutano nessuno e fanno solo venire una gran malinconia.



