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EDITORIALE|CASERTA – Caro direttore Limone, i malati hanno diritto a cure immediate: basta scuse e attacchi ai giornalisti

4 mesi fa
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Ieri mattina, la stampa casertana è stata convocata dalla direzione provinciale ASL nella sede di Caserta in via Unità d’Italia. Erano presenti il direttore generale Antonio Limone, il direttore sanitario Domenico Perri, e la direttrice amministrativa Genoveffa Vitale. Quella che doveva essere una presentazione su “dalla cura del territorio alla cura del paziente”, dopo la presentazione e un primo elenco di iniziative adottate, il clima si è acceso conferendo alla riunione nervosismo e tensione. Il direttore Antonio Limone, dopo aver evidenziato una serie di progettazioni in cantiere, ha poi dato la stoccata ai giornalisti, quelli non allineati, accusandoli di spingere l’utenza verso il privato perché denigrano l’operato dell’ASL, come se la stampa fosse responsabile dei mali dell’azienda sanitaria e non dipendesse dalle tante e annose carenze strutturali. Il primo scontro è avvenuto sui punti nascita di Sessa Aurunca e Piedimonte Matese. Limone ha rivendicato il “merito” della riapertura da parte dell’ASL, ma la sua ricostruzione ha vacillato quando è stato ricordato che il riavvio del servizio è figlio, in primis, del ricorso al TAR presentato dal comune di Sapri, senza contare la spinta incessante arrivata dalle mobilitazioni popolari. Quando poi si è toccato il tasto dolente dello svuotamento dei reparti pubblici a favore delle cliniche private, con un riferimento esplicito a Villa Fiorita di Capua, il direttore ha preferito glissare, senza fornire risposte concrete su un travaso di parti che ormai è sotto gli occhi di tutti. Il momento di massima tensione si è però raggiunto sulla chiusura dell’ambulatorio di medicina del dolore al distretto 14 di Teano. Mentre Limone cercava di negare la cessazione del servizio, chiedendo al direttore del distretto, Salvatore Moretta, questi ha tentato di negare la chiusura formale, ma ha dovuto poi ammettere che l’attività è sospesa e che sarebbe ripresa solo lunedì 19. Una contraddizione che ha mandato su tutte le furie il direttore generale. In un battibecco dai toni altissimi, Limone ha intimato a Moretta di riaprire l’ambulatorio già da questa mattina, mettendo sul tavolo un aut aut pesantissimo: o il servizio riparte subito o Moretta avrebbe dovuto dimettersi. Confermando, quindi, che la ricostruzione giornalistica sulla chiusura era fondata, anche se poi ai microfoni di Radio Caserta si è rimangiato affermazioni fatte davanti a una platea di giornalisti. Una mattinata difficile, che ha mostrato un’azienda sanitaria più impegnata a difendere la propria immagine che a rispondere serenamente alle criticità sollevate dal territorio e dalla cronaca. Piuttosto, oltre che garantire la legalità degli appalti e dei cantieri, il direttore dovrebbe fermare l’azione della politica che da anni funesta la sanità casertana, che è stata per decenni terra di conquista di cariche, nomine e privilegi. Queste pare siano le intenzioni del dottor Antonio Limone: escludere la politica dalle decisioni, abolire i privilegi e realizzare le opere necessarie per efficientare il servizio sanitario. Ma bisogna anche essere attenti alla quotidianità che non si ferma; la sanità pubblica è ogni giorno un fiume in piena di emergenze, non si possono approcciare i bisogni con la sola progettualità, lodevole, ma non sufficiente. I malati devono avere risposte immediate perché la salute è un diritto sancito dalla Costituzione e non può né deve essere una concessione. Che tutto il comparto soffra della malapolitica è stato sottolineato dal direttore sanitario Perri, che ha affermato: “Dovunque alziamo una pietra o tocchiamo qualcosa troviamo vermi”, e questo corrisponde esattamente non solo alla percezione ma, soprattutto, alle esperienze negative che i cittadini fanno quando, sventuratamente, si trovano ad aver bisogno di cure e non trovano risposta. Per il direttore generale Limone, l’interruzione di cure per il dolore non è un fatto, non è un medico e neppure riesce a immedesimarsi in chi, da malato terminale, si trova a dover aspettare dieci giorni, se sopravvive, per poter avere la somministrazione della terapia del dolore… malati di cancro è bene chiarirlo! Se non c’è attenzione per i singoli, non ci può essere nemmeno una progettualità adeguata! Anzi, l’urgenza di spendere fondi così ingenti fa temere che ancora di più si rincorreranno illusioni faraoniche, mentre chi non ha la possibilità di andare a curarsi in Veneto o in Lombardia continuerà a morire.
Finché non ci si sforzerà di esercitare l’ascolto, la sanità andrà sempre peggio e le narrazioni autopromozionali del direttore Limone non saranno aderenti alla realtà.
La politica ci ha regalato anche questo: possiamo continuare a essere malati trattati in modo indegno, senza alcun rispetto, in una realtà che spende le stesse risorse di altre città e che aspetta che si muore per dire che si muore anche curati benissimo!
Eh no, caro direttore Limone, non funziona così, non va bene, noi, come tutti i cittadini italiani, siamo titolari di diritti; lo ripetiamo: tale diritto alla salute è sancito dalla Costituzione.
Per ora ci auguriamo che, dopo ben dieci giorni di interruzione, i malati terminali del distretto di Teano ricevano nuovamente la terapia… terapia detta anche compassionevole.
Lei sa cosa significa compassione? Sentire con l’altro, una partecipazione emotiva al dolore altrui, comunanza nel dolore: ecco, questo è l’approccio che ci si aspetterebbe da un direttore generale, questa è la filosofia che dovrebbe guidare l’azione amministrativa nella progettualità, ma ancor di più nella considerazione del malato. E non se la prenda con i giornalisti, perché quelli seri continueranno a raccontare le cose nella prospettiva della cura e del rispetto della sofferenza, e ci dispiace assai che Lei non riesca a comprenderlo e continua anche a smentire se stesso. Intanto noi confidiamo nella manzoniana Provvidenza Divina…

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