Arcangelo Cuccaro, ex sindaco di Pastorano ed espressione di una sinistra che conosce bene le dinamiche dell’Agro Caleno, è sceso in campo nel dibattito sulle prossime elezioni comunali di Pignataro Maggiore con una proposta che non lascia spazio alle interpretazioni, costruire una lista dichiaratamente di sinistra, capace di rompere con anni di personalismo e di restituire al paese una visione politica fondata sul bene comune. Nel suo intervento pubblico, Cuccaro ripercorre la parabola discendente di un territorio che fu punto di riferimento dell’intera area. “C’era ancora la sede della Pretura, un presidio ASL che funzionava quasi ottimamente, aziende che assicuravano lavoro e sviluppo”, scrive l’ex primo cittadino, tracciando il confine tra un passato che funzionava e un presente che arranca. Il declino, a suo avviso, non è casuale: “causato da scelte politiche scellerate perpetrate sia dai governi centrali che da quelli territoriali”. Un giudizio che non risparmia nessuno, dalle istituzioni nazionali alle amministrazioni locali che si sono succedute nel tempo, tutte incapaci, secondo Cuccaro, di rispondere ai bisogni reali dei cittadini, “soprattutto a quelli delle giovani generazioni e delle classi sociali più fragili”, e di affrontare con serietà le sfide ambientali e di sviluppo del territorio. Il risultato di tutto questo, scrive, è stato “il ritorno del personalismo più sfrenato” e una concezione dell’amministrazione comunale come strumento al servizio di obiettivi personali, mai come una missione per la collettività. Il giudizio sull’ultima esperienza di governo locale è impietoso. Una coalizione che Cuccaro definisce “improbabile e variopinta” aveva vinto le elezioni di un anno fa raccogliendo speranze di cambiamento. Nove mesi dopo, quegli stessi protagonisti ne decretavano la caduta. Oggi, osserva l’ex sindaco, gli artefici di quello che non esita a chiamare “uno spettacolo indecoroso” cercano alleanze fino a poco tempo fa impensabili, quasi come se la cosa pubblica fosse esclusivamente affare loro. Di fronte a questo scenario, la risposta di Cuccaro è politica e diretta. “La forza politica che più rappresenta le esigenze popolari deve tornare a fare quello che ha sempre fatto: l’interesse dei lavoratori, dei giovani, della terra e dell’aria”. Un appello che guarda al futuro ma affonda le radici in una tradizione politica che a Pignataro Maggiore ha ancora qualcosa da dire. La chiusura è rivolta ai cittadini, con una frase che suona insieme come diagnosi e promessa: “Il cittadino comune è stanco di questi spettacoli. Vuole tornare a sperare”.



