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CASERTA – Addio a Oscar Schmidt, la “Mão Santa” che fece innamorare una città, Caserta piange il suo campione

2 settimane fa
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Non è una notizia di sport. È una notizia che fa male come fanno male certe perdite personali, quelle che ti riportano indietro nel tempo e ti lasciano con qualcosa di incompiuto nel petto. Oscar Daniel Bezerra Schmidt, 68 anni, nato a Natal, Brasile, se ne è andato oggi dopo una battaglia contro un tumore al cervello che durava dal 2011. Più di un decennio di lotta, affrontata con la stessa tenacia silenziosa con cui aveva fronteggiato ogni difensore in carriera. Nel 2022 aveva annunciato di aver smesso la chemioterapia di sua spontanea volontà. Aveva detto di aver perso la paura della morte, e di voler trascorrere il tempo che restava da marito e da padre. Una scelta che diceva tutto di che uomo fosse, al di là del canestro. Per il mondo del basket, Oscar Schmidt era la “Mão Santa”, la Mano Santa, un soprannome che raccontava una precisione al tiro che sembrava guidata da qualcosa di soprannaturale. Fino al 2024 il miglior realizzatore di tutti i tempi nella storia della pallacanestro mondiale, con quasi 50.000 punti segnati in carriera. Un numero che fa girare la testa. Per Caserta, però, era semplicemente Oscar. Arrivò alla Juvecaserta nella stagione 1982-83, chiamato fortemente dal tecnico jugoslavo Boscia Tanjevic, che lo aveva visto devastare il suo Bosna alla Coppa Intercontinentale e non se ne era più dimenticato. Il club militava ancora in Serie B, ma con lui cambiò tutto. Già nella prima stagione in A1, nel 1983-84, guidò la classifica marcatori con 955 punti in 34 partite. Numeri che in Italia non si erano mai visti. Rimase otto stagioni in maglia bianconera, dal 1982 al 1990, realizzando 9.143 punti in 284 presenze tra campionato e coppe, per una media di 32,2 punti a partita. Con la Juvecaserta vinse la Coppa Italia nel 1988 e guidò per sei volte la classifica dei cannonieri della Serie A. Nelle stagioni 1986 e 1987 i bianconeri raggiunsero la finale scudetto, perdendo entrambe le volte contro l’Olimpia Milano. Il tricolore arrivò nel 1991, ma lui non c’era più, costretto ad andarsene dopo otto stagioni. Lo visse come un torto che non riuscì mai a mandare giù. “Contro di me ci fu un complotto”, disse. Il 19 marzo 1989, al PalaMaggiò, segnò da solo 55 dei 110 punti della sua Caserta contro Fabriano. Esattamente la metà. Una partita che a Caserta raccontano ancora come si raccontano le poesie. Qualche anno fa era tornato in città per le riprese di una docuserie, e aveva detto una cosa che nessuno ha dimenticato. “Ricordo tutto di Caserta, ho addirittura battezzato un ragazzo casertano. Se non me ne fossi andato ci sarei rimasto per tutta la vita.” La Juvecaserta ha ritirato la sua maglia numero 18. Sotto la Reggia vanvitelliana, in quegli anni al PalaMaggiò, Oscar Schmidt non era un atleta. Era qualcosa che non si misura a punti.

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