
di Oliviero Casale, componente Gruppo Valle del Garigliano
La Giornata Mondiale della Terra nella Valle del Garigliano
Un territorio che interroga sé stesso
In giorni particolari, nei quali un territorio si ritrova scosso da eventi che interrogano in profondità la coscienza delle sue comunità, parlare della Giornata mondiale della Terra non può ridursi a un esercizio celebrativo né a un richiamo formale ai temi dell’ambiente. Diventa invece necessario tenere insieme ciò che troppo spesso viene separato: la questione ecologica, la qualità della vita civile, il senso di appartenenza ai luoghi e le ragioni profonde del disagio che attraversa una comunità. Pensare alla Terra dalla Valle del Garigliano, in un passaggio delicato come questo, significa anche interrogarsi su ciò che accade quando si allentano i legami sociali, quando il presidio civile si indebolisce e quando il bene comune smette di essere sentito come responsabilità concreta e quotidiana.

Osservata da questa valle, la Giornata della Terra perde ogni carattere rituale e si presenta per ciò che dovrebbe essere davvero: una verifica seria del rapporto tra una comunità e il territorio che la ospita. In un’area come questa, dove il paesaggio non è una cornice ma una componente essenziale della vita civile, dell’economia e dell’identità collettiva, il 22 aprile non può esaurirsi in una celebrazione di maniera o in un generico richiamo alla sostenibilità. Diventa piuttosto l’occasione per misurare la distanza che ancora separa le dichiarazioni dalle scelte e la narrazione del rilancio dalla condizione reale di una terra che possiede un patrimonio ambientale rilevante, ma porta con sé fragilità antiche, mai del tutto affrontate.
Il valore del Garigliano e di Roccamonfina
Il Garigliano, la sua foce, il litorale, la campagna, il sistema delle aree umide e l’orizzonte che conduce verso l’ecosistema del vulcano di Roccamonfina compongono un insieme di straordinario valore. Qui il tema ambientale non riguarda soltanto la bellezza dei luoghi, ma la qualità stessa della convivenza. Il Parco di Roccamonfina-Foce Garigliano, con il suo equilibrio tra costa, fiume, boschi, aree agricole e rilievi vulcanici, restituisce l’immagine di un territorio complesso, ricco e delicato, che meriterebbe una visione larga, coerente e continua.
Proprio questa ricchezza rende più evidente una contraddizione che da anni accompagna il dibattito pubblico locale. Da una parte si richiamano spesso la biodiversità della foce del Garigliano, il valore del litorale domizio e le potenzialità di un territorio che potrebbe tenere insieme ambiente, turismo, cultura e identità. Dall’altra, però, il confronto pubblico finisce non di rado per smarrirsi in polemiche secondarie, in dispute nominalistiche e in discussioni attorno al nome da attribuire a una destinazione. Così restano più deboli e intermittenti le prese di posizione sui nodi reali che continuano a gravare sulla valle.
Promozione e responsabilità
In questo quadro va letta anche la recente annunciata costituzione della DMO Litorale Domizio tra i Comuni di Sessa Aurunca, Cellole, Mondragone e Castel Volturno. Il passaggio può rappresentare un segnale utile sul piano del coordinamento e della promozione territoriale. Tuttavia il punto decisivo è un altro. Una strategia di rilancio non può fermarsi alla costruzione di un marchio, di una destinazione o di una narrazione condivisa. Deve accompagnarsi a una pari determinazione nella cura del territorio reale, nella tutela del fiume, nella qualità delle acque, nel contrasto al degrado e nella difesa degli ecosistemi.
Altrimenti il rischio è evidente: la promozione può procedere più velocemente della responsabilità e l’immagine del territorio può finire per prevalere sulla sua effettiva condizione. Il problema non è negare il valore delle iniziative di promozione come la DMO Litorale Domizio. Il problema è capire se siano accompagnate da una consapevolezza adeguata delle criticità esistenti.
Il fiume Garigliano e la necessità di una visione comune
Il Garigliano continua a essere percepito come una risorsa simbolica e ambientale fondamentale, ma anche come un corpo fragile, segnato da sofferenze che vengono periodicamente segnalate e che attendono una risposta più solida di quella vista finora. In questo senso il Contratto di Fiume della Valle del Garigliano non dovrebbe restare una formula evocata a intermittenza. Dovrebbe diventare uno strumento reale di governo del territorio, capace di mettere attorno a una responsabilità comune i soggetti istituzionali coinvolti.
Quando si parla del Garigliano, il riferimento ai Comuni della provincia di Caserta che ne sono bagnati, da Sessa Aurunca a Cellole, non può essere marginale. Proprio questi territori vivono il rapporto con il fiume in modo diretto e quotidiano. Per questo dovrebbero trovarsi al centro di qualunque strategia seria di tutela, monitoraggio, risanamento e valorizzazione.
Le ferite del territorio
A rendere più delicato questo discorso c’è poi una memoria territoriale che non può essere rimossa. La Valle del Garigliano è anche la terra che ha conosciuto l’impatto della centrale nucleare, mai entrata davvero in funzione in modo pieno e oggi in decommissioning. Quella presenza non appartiene soltanto alla storia industriale del Paese. Continua a influenzare il modo in cui qui si percepisce il rapporto tra energia, ambiente e destino dei luoghi. Parlare oggi di tutela della Terra in questa valle significa quindi misurarsi anche con questa eredità, che ricorda come le grandi scelte energetiche e infrastrutturali lascino tracce profonde nel paesaggio e nella coscienza delle comunità.
Accanto a questa storia resta aperto un altro capitolo che sarebbe ipocrita eludere. Questo è anche un territorio che ha conosciuto e conosce momenti di forte attenzione sul tema delle discariche abusive, degli sversamenti illeciti, dell’abbandono dei rifiuti e del degrado ambientale. Non si tratta di una nota marginale, ma di una ferita civile prima ancora che paesaggistica. Ogni aggressione illegale al territorio mette in discussione il diritto delle comunità a vivere in un ambiente rispettato, vigilato e protetto. Quando un’area viene lasciata all’incuria o alla violazione sistematica delle regole, non si colpiscono soltanto il suolo o il paesaggio. Si colpisce il principio stesso del bene comune.
La sfida dell’antifragilità
Per questa ragione la Giornata mondiale della Terra, vista dalla Valle del Garigliano, dovrebbe parlare un linguaggio meno consolatorio e più esigente. Prima delle etichette e delle operazioni di immagine vengono la condizione reale del fiume, la tutela della foce, la qualità del litorale, la salvaguardia dell’ecosistema che si estende fino a Roccamonfina e la necessità di rafforzare controlli, prevenzione, pianificazione e capacità amministrativa.
Sarebbe ingiusto leggere questo territorio soltanto attraverso le sue fragilità, perché la valle conserva una ricchezza paesaggistica, naturale e storica che merita di essere riconosciuta e valorizzata. Ma sarebbe altrettanto sbagliato rifugiarsi in una narrazione troppo comoda, nella quale la bellezza evocata finisce per coprire la fatica della cura.
Il punto, semmai, è capire se una comunità sappia trasformare la propria fragilità in antifragilità, cioè nella capacità di reagire alle ferite, di apprendere dalle crisi e di ricostruire un rapporto più maturo con il territorio. È qui che la Giornata della Terra ritrova il suo significato più autentico, perché richiama tutti a un’idea di responsabilità che non riguarda soltanto l’ambiente in senso stretto, ma il modo stesso in cui si custodisce il bene comune. In fondo, come ha ricordato Papa Francesco, il legame con la terra non riguarda solo ciò che utilizziamo, ma ciò che ci precede, ci ospita e ci obbliga moralmente alla cura. La Valle del Garigliano ricorda allora che nessuna strategia di rilancio può risultare credibile se non parte dalla tutela concreta di ciò che rende questi luoghi abitabili, riconoscibili e degni di futuro.
Oliviero Casale, componente del Gruppo Valle del Garigliano, firma una riflessione per la Giornata mondiale della Terra dedicata al rapporto tra territorio, comunità e bene comune nella Valle del Garigliano


