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Oliviero Casale Articolo AI Nazioni Unite
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Governance dell’intelligenza artificiale: il grido di allarme di Guterres e la sfida dei beni comuni multilivello

2 mesi fa

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di Oliviero Casale

Potremmo essere l’ultima generazione in grado di stabilire i termini in base ai quali l’umanità e le macchine coesisteranno“.

Questa frase, pronunciata dal Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres all’apertura del primo Dialogo globale sulla governance dell’intelligenza artificiale, richiama una responsabilità che non può essere rinviata. Il primo Global Dialogue on AI Governance si è svolto a Ginevra il 6 e 7 luglio 2026, con una seconda sessione prevista a New York nel maggio 2027, e rappresenta uno dei passaggi più significativi attraverso cui le Nazioni Unite stanno cercando di portare la governance dell’intelligenza artificiale su un piano realmente globale, multilaterale e inclusivo.

Il messaggio di Guterres si colloca dentro una sequenza sempre più fitta di richiami pubblici, istituzionali, scientifici ed etici che, negli ultimi anni, hanno posto la questione dell’intelligenza artificiale non solo come tema tecnologico, ma come passaggio decisivo per la tutela della dignità umana, della democrazia, della giustizia sociale, della sicurezza, della verità e del bene comune. In questa prospettiva, esso segue idealmente anche la Lettera Enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV, dedicata alla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale, firmata il 15 maggio 2026 e presentata il 25 maggio 2026.

Questo richiamo si aggiunge inoltre ai numerosi appelli provenienti da studiosi, ricercatori, imprenditori e figure che sono state direttamente coinvolte nella nascita, nello sviluppo o nella diffusione dei modelli di intelligenza artificiale generativa. Lo Statement on AI Risk del Center for AI Safety, firmato da molti esperti e leader del settore, ha sintetizzato questa preoccupazione in termini estremamente netti, affermando che mitigare il rischio di estinzione legato all’IA dovrebbe essere una priorità globale insieme ad altri rischi su scala sociale, come pandemie e guerra nucleare. Anche l’International AI Safety Report 2026, guidato da Yoshua Bengio e redatto con il contributo di oltre cento esperti, conferma che i sistemi di IA generale pongono benefici rilevanti ma anche rischi emergenti che devono essere governati con strumenti adeguati.

Il punto comune di questi interventi è che l’IA non può essere lasciata alla sola dinamica dell’accelerazione tecnologica e del mercato, ma deve essere governata attraverso responsabilità pubbliche, controllo umano, trasparenza, sicurezza, tutela dei più fragili e partecipazione democratica. Proprio per questo, il tema può essere letto anche nella prospettiva dei beni comuni multilivello, perché l’intelligenza artificiale incide contemporaneamente su beni materiali e immateriali che rendono possibile la vita collettiva: i dati, la conoscenza, le infrastrutture digitali, il cyberspazio, la sicurezza, l’ambiente, l’integrità dell’informazione, la fiducia nelle istituzioni e la stessa capacità democratica di decidere sul futuro.

Governare l’IA significa quindi anche prendersi cura di questi beni comuni, riconoscendo che essi non appartengono a un solo livello istituzionale, a un solo mercato o a una sola generazione, ma richiedono forme di responsabilità condivisa, policentrica e intergenerazionale. Letto con attenzione, il messaggio del Segretario generale delle Nazioni Unite assume quasi il tono di un grido di allarme, perché non si tratta soltanto di governare strumenti digitali più potenti o applicazioni capaci di incidere sul lavoro, sull’educazione e sull’informazione, ma di prendere atto che modelli avanzati di intelligenza artificiale generativa possono entrare nei processi di decisione, programmazione ed esecuzione della violenza, fino a incidere sulla guerra, sulla sicurezza internazionale e persino sulla possibilità di attacchi terroristici.

Pensare che sistemi di IA possano essere utilizzati per selezionare bersagli, organizzare operazioni ostili, manipolare informazioni, coordinare azioni distruttive o amplificare capacità offensive è impressionante, soprattutto perché nessuna istituzione appare davvero preparata alla rapidità di questa trasformazione. Il rischio diventa ancora più grave se si considera che tali modelli non sono più soltanto tecnologie sviluppate da pochi grandi attori regolati e riconoscibili, ma possono essere replicati, adattati, autonomizzati o sviluppati direttamente da soggetti che intendono utilizzarli per acquisire potere, destabilizzare sistemi politici, colpire comunità vulnerabili o sottrarsi a ogni forma di controllo pubblico, giuridico e democratico.

Di seguito il messaggio tradotto in italiano (libera traduzione, fare sempre riferimento al testo originale).


Osservazioni del Segretario generale all’apertura del primo Dialogo globale sulla governance dell’intelligenza artificiale

6 luglio 2026
Ginevra, Svizzera

Osservazioni del Segretario generale all’apertura del primo Dialogo globale sulla governance dell’intelligenza artificiale [come pronunciate]

Dichiarazioni | António Guterres, Segretario generale

Eccellenze, illustri delegati, care amiche e cari amici,

l’intelligenza artificiale sta avanzando a una velocità incontrollata.

Una tecnologia capace di rimodellare le economie, trasformare il mondo del lavoro, influenzare le elezioni e alterare l’equilibrio della sicurezza viene dispiegata più rapidamente di quanto chiunque — comprese le persone che la costruiscono — riesca a tenere il passo.

Sulle nostre stesse società si sta conducendo un esperimento, senza un piano e senza consenso.

Questo non è sostenibile. E non è accettabile.

L’IA sta già trasformando il nostro mondo.

La questione è se plasmeremo insieme questa trasformazione oppure lasceremo che sia essa a plasmare noi.

E oggi questa domanda ha una risposta, proprio qui, in questo Dialogo globale sulla governance dell’IA.

Per la prima volta, ogni Paese ha un posto al tavolo.

E disponiamo di una base condivisa di evidenze.

Questa mattina, i Co-presidenti del Panel scientifico internazionale indipendente sull’intelligenza artificiale presenteranno il loro primo rapporto.

Quaranta esperti di primo piano, provenienti da ogni regione e da diverse discipline;

che operano a titolo personale, indipendenti da qualsiasi governo, da qualsiasi impresa, da qualsiasi istituzione.

La scienza porta con sé tre avvertimenti.

Il primo riguarda la velocità.

Internet ha impiegato quindici anni per raggiungere un miliardo di persone.

L’IA ci è arrivata in due.

E questi sistemi non sono più strumenti in attesa di istruzioni: scrivono codice, agiscono online e compiono scelte con una supervisione umana sempre minore.

Le nostre istituzioni sono state costruite per governare macchine che eseguono comandi.

Non sono pronte per macchine che decidono.

E alcune linee, una volta superate, non possono essere cancellate.

Il secondo avvertimento riguarda il potere.

La potenza di calcolo, i dati e i talenti che stanno dietro ai sistemi più avanzati sono concentrati in un ristretto numero di imprese e in un ristretto numero di Paesi.

La maggior parte delle nazioni, compresi molti Paesi in via di sviluppo, non ha avuto voce nelle decisioni che plasmeranno il proprio futuro.

Più a lungo aspettiamo, più quella concentrazione si consolida.

Quando gli squilibri di potere vengono incorporati nella tecnologia, la disuguaglianza diventa parte del codice.

Il terzo avvertimento riguarda la verità.

Una menzogna resa possibile dalle macchine può oggi persuadere con la stessa efficacia della verità, mentre prove autentiche possono essere liquidate come false.

Ciò erode ulteriormente l’integrità del nostro ecosistema informativo e mina la fiducia.

Una società che non riesce a concordare su ciò che è reale non può difendersi.

In altri modi, sempre più persone sono tentate di fidarsi della macchina e sperare per il meglio.

C’è un nome per questo: vibe-coding.

Lascia che sia l’IA a farlo. Non guardare troppo da vicino. Sembra funzionare? Abbastanza bene.

E il vibe-coding può fare meraviglie, ma non possiamo fare vibe-coding della verità.

Non possiamo fare vibe-coding del futuro dell’umanità.

Dunque, care amiche e cari amici,

gli avvertimenti sono reali.

Ma lo è anche il potenziale.

Perché la stessa tecnologia, costruita con uno scopo, sta già cambiando vite in meglio.

Una madre in una clinica rurale vede la sua scansione letta in pochi minuti e il suo cancro individuato in tempo.

Un bambino continua a imparare oltre l’aula, con un tutor che non si stanca mai.

Un piccolo agricoltore pianta servendosi delle stesse previsioni della più grande impresa agroindustriale e porta a casa il raccolto.

Tutto questo sta accadendo oggi, spesso in luoghi che raramente raggiungono i titoli dei giornali.

E indica qualcosa di profondo.

Per tutta la storia umana, la competenza è stata nelle mani di troppo poche persone, in troppo pochi luoghi, a un prezzo troppo alto.

La penicillina ha impiegato decenni per raggiungere i villaggi che ne avevano più bisogno.

L’elettricità ha impiegato un secolo, e sta ancora arrivando.

L’intelligenza artificiale non deve necessariamente aspettare.

Usata bene e condivisa ampiamente, l’IA potrebbe comprimere decenni di sviluppo in anni.

Potrebbe diventare il grande fattore di uguaglianza del ventunesimo secolo.

Ma nessun futuro si costruisce da sé.

E dunque la scelta davanti a noi non è tra fede nell’IA o paura dell’IA.

È tra governare per progettazione e andare alla deriva per impostazione predefinita.

Eccellenze,

nel mio primo discorso all’apertura dell’Assemblea generale nel 2017, dissi quanto segue, e cito:

«L’intelligenza artificiale è un fattore di cambiamento che può promuovere lo sviluppo e trasformare le vite in modo spettacolare. Ma può anche avere un impatto drammatico sui mercati del lavoro e, in effetti, sulla sicurezza globale e sul tessuto stesso delle società».

Allora, solo altri due leader pronunciarono persino le parole “intelligenza artificiale”.

Ma oggi essa si trova al cuore del nostro futuro comune.

Questo non è accaduto per caso.

Per anni, il sistema delle Nazioni Unite, dall’ITU all’UNESCO e oltre, ha lavorato intensamente.

Nel 2023, il mio Organo consultivo di alto livello sull’IA ha chiesto al mondo di governarla, insieme.

Nel 2024, il Patto per il futuro e il Global Digital Compact ci hanno conferito il mandato.

Questa mattina, il Panel scientifico ci fornirà le evidenze.

Il Dialogo deve ora dare una direzione al mondo.

E sarà integrato, più avanti questa settimana qui a Ginevra, dall’AI for Good Summit e dalle sue iniziative.

Tutto questo fa parte di uno sforzo integrato delle Nazioni Unite per garantire che l’IA serva le persone ovunque.

Permettetemi quindi di indicare quattro priorità per la strada che abbiamo davanti.

Primo, la sicurezza.

Quando i Paesi si allineano su come testare i sistemi, misurare il rischio e attribuire le responsabilità, la sicurezza viaggia insieme alla tecnologia.

Quando non lo fanno, un mosaico di regole incompatibili aumenta i costi, divide il mondo e non protegge nessuno.

Abbiamo bisogno di basi comuni per i sistemi di frontiera.

Di metodi comuni per valutare e verificare i rischi.

E di una determinazione comune affinché i sistemi con portata globale rispettino standard degni della fiducia globale.

In nessun ambito la sicurezza conta più che per coloro che sono meno in grado di proteggersi: i nostri bambini.

Non lasciamo che un medicinale raggiunga un bambino finché non è dimostrato che sia sicuro.

Testiamo ogni giocattolo.

Eppure l’IA ha raggiunto i nostri bambini — il loro apprendimento, le loro amicizie, le loro domande più private — prima che qualcuno si chiedesse cosa avrebbe fatto loro.

E ne stiamo già vedendo il costo:

bambini ingannati da macchine che si presentano come amici;

bambini indirizzati verso l’autolesionismo;

bambini violati da immagini di abuso create con il semplice tocco di un pulsante.

Nessun bambino dovrebbe essere una cavia per un’IA non regolamentata.

Sulla base del lavoro delle Nazioni Unite, degli Stati membri e di altri soggetti, oggi chiedo un Impegno per la sicurezza dei bambini nell’IA, con tre semplici regole per qualsiasi sistema che un bambino possa raggiungere.

Dimostrare che è sicuro: nessuna impresa dovrebbe distribuire un sistema di IA accessibile ai bambini senza test di sicurezza specifici per l’infanzia e senza supervisione indipendente.

Tolleranza zero per gli abusi sessuali: nessuna impresa dovrebbe consentire alla propria IA di generare immagini sessuali di bambini, e ogni impresa deve individuarle, segnalarle e rimuoverle.

E non lasciare mai solo un bambino in crisi: quando un bambino mostra segnali di sofferenza, il sistema deve fermarsi e metterlo in contatto con un vero supporto umano.

Quando un bambino viene danneggiato, la risposta non deve mai essere: “è stato l’algoritmo”.

Secondo, le linee rosse.

I diritti umani non sono negoziabili.

L’IA non deve mai privare della dignità o consolidare la discriminazione.

E in ogni decisione ad alto impatto — nella giustizia, nell’assistenza sanitaria, nell’attività di polizia — le macchine possono informare, ma gli esseri umani devono decidere e risponderne.

Terzo, la capacità.

Lo scorso anno, gli investimenti privati nelle infrastrutture di IA si sono avvicinati a mezzo trilione di dollari.

Gli investimenti pubblici nella capacità di IA per i Paesi in via di sviluppo sono, in confronto, un arrotondamento marginale.

Non possiamo permettere che il divario digitale si irrigidisca in un divario dell’IA;

e che il divario dell’IA diventi un divario di sviluppo, un divario di sicurezza e un divario di sovranità.

Più di 20 Stati membri hanno già risposto al mio invito e hanno nominato centri per una Rete globale, sostenuta dalle Nazioni Unite, per lo scambio e la cooperazione sullo sviluppo delle capacità in materia di IA.

La Rete si baserà sulle iniziative esistenti, condividendo conoscenze, promuovendo la cooperazione ed estendendo l’accesso allo sviluppo delle capacità, in particolare per i Paesi in via di sviluppo.

E a breve presenterò all’Assemblea generale le mie raccomandazioni per un Fondo globale per l’IA, volto a costruire competenze, dati e potenza di calcolo accessibile ovunque.

Il mio messaggio a tutti gli Stati membri è chiaro:

sostenete la Rete. Appoggiate il Fondo. Fate leva sulle capacità del sistema delle Nazioni Unite, con risorse, partenariati e competenze.

E quarto, la trasparenza.

L’IA può sembrare intangibile, ma la sua impronta non lo è.

I centri dati consumano già più elettricità della maggior parte dei Paesi.

Entro il 2030 potrebbero consumare più elettricità di tutti i Paesi tranne cinque, e acqua sufficiente a soddisfare per un intero anno i bisogni di tutti gli 1,3 miliardi di persone dell’Africa subsahariana.

E troppo spesso alle comunità che ospitano queste infrastrutture viene chiesto di sopportarne il peso, senza le informazioni di cui hanno bisogno né i benefici che meritano.

Per questo, due settimane fa, ho presentato l’AI Environmental Transparency Initiative, chiedendo a ogni grande impresa di IA di misurare e rendere pubblica l’intera impronta dei propri sistemi: carbonio, acqua e suolo, e di impegnarsi ad alimentare ogni centro dati con energia rinnovabile entro il 2030.

Alcune imprese hanno compiuto i primi passi. Invito tutte ad andare molto oltre.

Eccellenze,

il Dialogo globale riguarda l’IA civile.

Ma l’IA non rispetta questa linea.

Gli stessi modelli e gli stessi chip si sono spostati sul campo di battaglia.

La mia principale preoccupazione riguarda i “sistemi d’arma autonomi letali”.

Chiamiamoli per quello che sono:

robot killer.

Macchine che selezionano e ingaggiano il proprio bersaglio e tolgono una vita, senza controllo e giudizio umano.

Questo è moralmente ripugnante.

È politicamente inaccettabile.

E deve essere vietato dal diritto internazionale.

Gli Stati sono già al tavolo della discussione.

Ma non aspettiamo un’atrocità per agire.

Alcune decisioni devono rimanere per sempre umane, e nessuna più del togliere una vita umana.

Eccellenze,

qualcuno potrebbe sostenere che la governance sia nemica dell’innovazione.

Ma l’innovazione ha bisogno di barriere di protezione.

Le tecnologie di cui ci fidiamo di più — nell’aviazione, nella medicina, nell’energia nucleare e oltre — hanno conquistato quella fiducia perché abbiamo agito per chiamare i loro creatori a risponderne.

Se l’IA deve essere potente, deve essere governata.

Se l’IA deve essere affidabile, coloro che la costruiscono devono essere responsabili.

Se l’IA deve essere globale, deve essere equa.

E se l’IA deve servire il futuro, non deve consumare il futuro.

Ciò richiederà ai governi di agire con urgenza.

Alle imprese di accettare una responsabilità pari al loro potere.

Agli scienziati di continuare a portare le evidenze alla luce.

E a questo Dialogo di diventare il luogo in cui la partecipazione globale conduce all’azione globale.

Eccellenze,

potremmo essere l’ultima generazione in grado di stabilire i termini in base ai quali l’umanità e le macchine coesisteranno.

La porta è ancora aperta.

Ma non resterà aperta a lungo.

E oggi, a Ginevra, 193 nazioni la stanno attraversando insieme.

Ringrazio i Co-presidenti del Dialogo per il loro impegno, la loro leadership e i loro instancabili sforzi nell’ultimo anno.

Ringrazio inoltre l’ITU e l’UNESCO per il coordinamento congiunto del segretariato che sostiene questo Dialogo, lavorando a stretto contatto con l’Ufficio delle Nazioni Unite per le tecnologie digitali ed emergenti e con i partner di tutto il sistema delle Nazioni Unite.

Facciamo in modo che questo incontro sia ricordato come il momento in cui la governance ha iniziato a tenere il passo con la tecnologia.

E quando questo Dialogo si riunirà nuovamente a New York il prossimo anno, facciamo in modo di poter dire che il lavoro iniziato qui sta rendendo l’IA più sicura, più equa, più accessibile e più etica.

Questa è la misura del nostro compito:

contribuire a costruire un futuro dell’IA da parte dell’umanità, con l’umanità e per tutta l’umanità.

Grazie.


Perché questo messaggio riguarda anche i beni comuni multilivello

Il messaggio merita attenzione perché non si limita a chiedere regole tecniche per una tecnologia emergente, ma inserisce l’intelligenza artificiale dentro una questione più ampia di governo della trasformazione, di tutela della persona e di responsabilità verso le generazioni future. La sua forza sta anche nel fatto che non arriva isolato: si affianca al richiamo etico di Papa Leone XIV nella Magnifica Humanitas, agli appelli della comunità scientifica internazionale, alle prese di posizione di molte figure che hanno contribuito direttamente allo sviluppo dell’intelligenza artificiale avanzata e generativa, e alla crescente consapevolezza che una tecnologia capace di incidere sulla verità, sul lavoro, sulla sicurezza, sull’educazione, sull’ambiente, sulle relazioni umane e perfino sulla conduzione della violenza organizzata non può essere trattata come un semplice prodotto da immettere sul mercato.

In questa prospettiva, il riferimento ai beni comuni multilivello aiuta a cogliere la portata sistemica della sfida, perché l’IA non agisce su un solo ambito, ma attraversa contemporaneamente infrastrutture materiali, ecosistemi informativi, sistemi educativi, salute, sicurezza, difesa, lavoro, ambiente, dati, cyberspazio e processi democratici. Se questi ambiti costituiscono condizioni essenziali della convivenza, allora la governance dell’intelligenza artificiale deve essere pensata come una forma di cura istituzionale e sociale dei beni comuni che sostengono la vita collettiva, evitando che potere computazionale, dati, capacità tecnologiche e decisioni ad alto impatto si concentrino in pochi soggetti senza adeguati contrappesi pubblici, democratici e internazionali.

Il punto più inquietante del messaggio è proprio questo: l’IA generativa non è soltanto una tecnologia che può produrre testi, immagini, codice o decisioni automatizzate, ma può diventare una leva di potere per chi intenda influenzare società, economie, guerre, conflitti informativi o azioni terroristiche. Per questo, se davvero siamo ancora nella fase in cui è possibile stabilire i termini della coesistenza tra umanità e macchine, il punto decisivo non è chiedersi se l’IA avanzerà, ma a quali condizioni, con quali limiti, sotto quale controllo umano e democratico, con quali responsabilità e a beneficio di chi. Da questa risposta dipenderà non solo il futuro dell’innovazione, ma anche la qualità dei beni comuni multilivello che consegneremo alle generazioni future.

La governance dell’intelligenza artificiale, letta in questi termini, non riguarda quindi solo Stati, imprese tecnologiche o organismi internazionali, ma l’intera architettura della convivenza. Riguarda il modo in cui proteggiamo l’informazione dalla manipolazione, i minori da sistemi non verificati, le comunità dagli impatti ambientali delle infrastrutture digitali, i cittadini da decisioni automatizzate opache, le democrazie dalla concentrazione del potere computazionale e l’umanità dal rischio che alcune decisioni decisive vengano sottratte al giudizio umano.

Il messaggio di Guterres ha dunque il valore di una soglia politica e morale. Non afferma che l’intelligenza artificiale debba essere fermata, né riduce l’innovazione a una minaccia. Al contrario, riconosce che l’IA può diventare uno dei grandi strumenti di sviluppo del XXI secolo, soprattutto se condivisa ampiamente e orientata verso salute, educazione, agricoltura, conoscenza e inclusione. Ma proprio perché il potenziale è enorme, enorme deve essere anche la responsabilità di governo.

La domanda finale resta allora la più importante: non quale intelligenza artificiale saremo tecnicamente capaci di costruire, ma quale intelligenza artificiale saremo istituzionalmente, eticamente e democraticamente capaci di governare. È su questa risposta che si misurerà la nostra capacità di custodire la persona umana, proteggere i beni comuni multilivello e costruire un futuro in cui le macchine restino al servizio dell’umanità, e non l’umanità al servizio delle macchine.

Fonte:

https://asvis.it/approfondimenti/22-25614/i-beni-comuni-multilivello-hanno-bisogno-di-governance

https://www.un.org/sg/en/content/sg/statements/2026-07-06/secretary-generals-remarks-the-opening-of-the-first-global-dialogue-artificial-intelligence-governance-delivered

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