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SPARANISE, IL TRIBUNALE CONDANNA MARTIELLO A 10 ANNI DI FERMO POLITICO”, ECCO I PARTICOLARI DELLA SENTENZA

1 anno fa
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Ecco l’estratto delle quasi 22 pagine di sentenza ma senza quei paroloni legali che tanto fanno pomposo un discorso ma che non spiegano i fatti in modo semplice, proverò a raccontarvela come si faceva una volta con le storie vicino al focolare, che alla fine non sapevi dove finiva la realtà e cominciava la fantasia e così vi sembrerà anche adesso ma vi posso assicurare signori miei che è tutto tristemente vero;

Se esistesse un premio per la gestione amministrativa “più creativa”, probabilmente il Comune di Sparanise sarebbe candidato d’ufficio. Peccato che il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere non abbia apprezzato l’originalità e abbia dichiarato l’incandidabilità dell’ex sindaco Salvatore Martiello, del vicesindaco Vitaliano Ferrara e dell’assessore Mirella Spinosa. La motivazione? Qualche “incomprensione” di troppo con la legalità.

Tutto parte dallo scioglimento del Consiglio Comunale di Sparanise, decretato dal Presidente della Repubblica nel dicembre 2022, a seguito di un’indagine che aveva fatto emergere l’ingerenza della criminalità organizzata nell’amministrazione pubblica. Un problema non da poco, visto che nel dossier si parlava di condizionamenti, favoritismi e, più in generale, di un’amministrazione che somigliava più a un ufficio di collocamento per amici e parenti che a un ente pubblico.

Tra gli elementi più “curiosi” emersi nel procedimento, spiccano gli affidamenti diretti e le scelte amministrative che sembrano più simili a un “do ut des” che a una sana gestione pubblica. Per esempio, l’ex sindaco Martiello ha pensato bene di stanziare fondi per un’impresa che, peccato, era già stata colpita da interdittiva antimafia. Ma d’altronde, cosa sarà mai una piccola interdittiva quando si deve completare un palazzetto dello sport?

Non meno interessante la gestione dell’Ambito sociale C9, che si occupa di servizi socio-assistenziali e che, sotto la regia del sindaco, ha visto assegnazioni di contratti a società poi risultate legate a personaggi non proprio estranei al mondo della criminalità organizzata. Diciamo che il sindaco aveva un’idea tutta sua della selezione meritocratica.

Ovviamente, i diretti interessati hanno tentato di difendersi, sostenendo che le loro scelte erano dettate da logiche amministrative e che non ci fosse alcun intento doloso. Certo, perché scegliere come vicesindaco una persona con cointeressenze economiche con imprenditori vicini al clan è solo una coincidenza. E che dire dell’assessore Spinosa, legata per vincoli familiari a figure quantomeno discutibili? Pure lei vittima di una serie di coincidenze sfortunate, ovviamente.

Il Tribunale non si è lasciato intenerire dalle spiegazioni e ha deciso che i tre ex amministratori non potranno ricandidarsi per due tornate elettorali. La sentenza parla chiaro: c’erano troppi legami, diretti e indiretti, con ambienti criminali e troppe scelte discutibili perché si potesse credere alla buona fede degli imputati.

E così si chiude (forse) un capitolo triste della politica locale. Un capitolo che ci ricorda quanto sia importante la trasparenza, la legalità e, soprattutto, la capacità di scegliere bene le persone con cui si lavora. Perché una cosa è certa: amministrare non è per tutti, e a Sparanise qualcuno ha decisamente frainteso il concetto di “servizio pubblico”.

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