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SESSA AURUNCA – “Una Lezione in Piazza” a Sessa Aurunca: dialetti, memoria e innovazione per conoscere e vivere il territorio

3 settimane fa

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Buon riscontro di pubblico e partecipazione attenta, sabato 26 settembre, alla Biblioteca Comunale “Gaius Lucilius” di Piazza Castello, per l’appuntamento di Sessa Aurunca della seconda edizione di “Il sapere è di tutti – Una Lezione in Piazza”, iniziativa culturale promossa dall’Università degli Studi Guglielmo Marconi. L’incontro, dedicato a “Le parole e gli usi della Terra Aurunca: dialetti aurunci, beni comuni, turismo culturale e intelligenza artificiale generativa”, ha proposto un percorso tra patrimonio linguistico, memoria delle comunità, trasformazioni sociali, innovazione e nuove tecnologie. Ad aprire la mattinata è stato il vicesindaco Italo Calenzo, che ha portato anche i saluti del sindaco di Sessa Aurunca Lorenzo Di Iorio. È seguito l’intervento di Arturo Lavalle, Direttore Ricerca e Sviluppo dell’Università degli Studi Guglielmo Marconi, che ha richiamato il significato di “Una Lezione in Piazza” e la scelta dell’Ateneo di portare conoscenza, ricerca e confronto fuori dalle sedi universitarie tradizionali, creando occasioni di incontro diretto con i territori. Il professor Luca Alfieri, Direttore del Dipartimento di Scienze Umane di UniMarconi, ha affrontato il tema del dialetto come bene culturale intangibile, ripercorrendo il profondo mutamento della sua percezione sociale dall’Unità d’Italia a oggi. Dal dialetto a lungo considerato un ostacolo al processo di unificazione linguistica si è progressivamente passati a una nuova consapevolezza del suo valore culturale, identitario e creativo, in un contesto nel quale l’uso esclusivo delle parlate locali diminuisce ma emergono anche nuove forme di presenza e valorizzazione. A seguire, Oliviero Casale, Innovation Manager UniProfessioni e Consigliere di Fondazione Communia, ha sviluppato il proprio intervento a partire dalla domanda “come possiamo trasformare ciò che abbiamo ricevuto in una capacità futura del territorio?”. Il percorso ha messo in relazione lingua e parlate locali, memoria, Beni Comuni Multilivello e intelligenza artificiale generativa, cercando di leggere insieme tradizione e innovazione senza contrapporle. Particolare attenzione è stata dedicata alle opportunità offerte dalle tecnologie digitali e dall’intelligenza artificiale, ma anche ai rischi connessi alla perdita del contesto, alla normalizzazione delle varianti locali e alla debole rappresentazione statistica delle forme linguistiche meno diffuse. Una parola rara nei grandi patrimoni di dati, infatti, può avere un peso minimo per un algoritmo ma un valore culturale molto elevato per una comunità. Nel corso del suo intervento, Oliviero Casale ha inoltre presentato la proposta di un “Atlante delle parole e degli usi della Terra Aurunca”: non un dizionario di un presunto dialetto unico, ma una possibile infrastruttura culturale condivisa capace di mettere in relazione parole e modi di dire, pronunce e varianti, toponimi e soprannomi, canti e ritualità, memorie dell’emigrazione, mestieri, saperi alimentari e racconti familiari. L’obiettivo è rendere questo patrimonio conoscibile, verificabile e interrogabile, collegando ogni testimonianza, quando possibile, alla voce, al luogo, alla generazione, alla fonte e alle sue varianti. Una base di conoscenza che potrebbe sostenere anche nuove forme di sviluppo turistico territoriale, costruendo percorsi culturali e narrativi capaci di far conoscere e vivere il territorio non soltanto attraverso i suoi luoghi, ma anche attraverso le parole, le storie, i saperi, le voci e le relazioni che nel tempo gli hanno dato forma. Un passaggio, quindi, dal solo “turismo dei luoghi” a un possibile turismo delle relazioni, nel quale una parola, un canto, un toponimo o la memoria di un mestiere possono diventare chiavi per comprendere più profondamente un paesaggio e la comunità che lo abita. A chiudere la mattinata è stato un momento particolarmente apprezzato dai presenti. Immacolata Argiento e Maura Sciullo, Le Ficufresche, hanno proposto canti della tradizione delle Toraglie, restituendo attraverso le voci e le parlate locali un patrimonio legato alla memoria orale di quelle comunità. Il momento musicale ha dato una forma concreta a uno dei temi attraversati durante l’incontro: la differenza tra una memoria semplicemente documentata e una memoria viva, che continua a esistere attraverso l’ascolto, l’uso, la pratica e la trasmissione tra persone e generazioni. L’appuntamento di Sessa Aurunca ha così offerto un’occasione di confronto tra università, territorio e comunità locale, lasciando aperta una prospettiva di lavoro: conoscere e documentare il patrimonio ricevuto non soltanto per conservarlo, ma per creare le condizioni affinché possa continuare a essere vissuto, trasmesso e capace di generare nuove relazioni, conoscenza e opportunità per il territorio.

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