Il Consiglio regionale ha approvato la mozione sui punti nascita di Sapri, Sessa Aurunca e Piedimonte Matese, a prima firma di Francesco Picarone, con l’astensione delle opposizioni. È un atto che indica alla Giunta una direzione: la riorganizzazione della rete dei punti nascita dovrà considerare i tempi di percorrenza e le caratteristiche geografiche delle aree disagiate riconosciute dalla legge regionale 11 del 2025. Sulla carta è una buona notizia e va riconosciuto a chi l’ha promossa. Ma è, a conti fatti, il tentativo di salvare il salvabile, perché il problema vero resta fuori dal testo e fuori dal dibattito. Si continua a discutere di soglie minime di parti, di bacini e di standard, come se il calo delle nascite negli ospedali pubblici fosse un fenomeno naturale, una questione di demografia. Non lo è. Le partorienti non scompaiono, vanno altrove, e vanno nelle strutture private dove operano i ginecologi che le seguono per tutta la gravidanza. La Regione, in questi anni, ha ignorato il peso delle convenzioni con le strutture private, che sono la causa primaria di questa emorragia e che svuotano i reparti pubblici di nascite, e quindi dei numeri che poi vengono usati per giustificarne la chiusura. Il meccanismo è semplice e lo conoscono tutti chi lavora nel settore. Le mamme scelgono il medico di cui si fidano e partoriscono dove quel medico lavora. I ginecologi, a loro volta, lasciano spesso gli ospedali pubblici perché trovano reparti senza servizi efficienti e, soprattutto, senza personale sufficiente per lavorare in sicurezza e con dignità. Il pubblico perde i medici, i medici portano con sé le pazienti, i numeri scendono e a quel punto arriva il verdetto: troppo pochi parti, il punto nascita non regge. Un circolo che si chiude da solo e che nessuna mozione, da sola, può spezzare. Se la Regione vuole davvero difendere Sapri, Sessa Aurunca e Piedimonte Matese deve partire da qui. Limitare le convenzioni con le strutture private è un passaggio che può riportare i ginecologi e le partorienti nel pubblico, a patto di rafforzare organici e servizi nei reparti che si dice di voler tenere aperti. Senza questo, anche la rete più ben disegnata resterà un contenitore vuoto, e i sindaci che si battono contro le chiusure continueranno a combattere gli effetti senza toccare la causa. Salvare i punti nascita non significa solo votare un indirizzo in aula, significa decidere da che parte stare nella gestione della sanità regionale.

Punti nascita, si prova a salvare il salvabile a Sapri, Sessa Aurunca e Piedimonte Matese ma la Regione ignora le convenzioni con le private, vera causa della fuga delle partorienti dal pubblico
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