
Un uomo di Succivo, affetto da una grave forma di demenza, è rimasto senza assistenza domiciliare nonostante le condizioni critiche. Dopo un mese di ricovero, la famiglia ha deciso di riportarlo a casa per garantirgli cure e vicinanza, ma si è scontrata con la lentezza del sistema sanitario. Il medico curante ha presentato la richiesta per l’assistenza domiciliare integrata (ADI), segnalando l’urgenza del caso. Dall’Asl è arrivata la risposta: il primo appuntamento utile è fissato per marzo 2026. Una data che ha lasciato la famiglia senza parole. “Mio padre sta male, non sappiamo nemmeno se arriverà a quella data”, racconta il figlio. “Ci hanno detto che, se lo portassimo di persona, la pratica si sbloccherebbe in pochi giorni. Ma è assurdo chiedere una cosa del genere a chi ha un parente allettato e non autosufficiente”. L’uomo vive con una pensione minima e non può permettersi assistenza privata. I familiari chiedono che venga fatta chiarezza e che si trovino soluzioni per garantire cure rapide a chi vive situazioni di emergenza.



