
Questa notte a Sessa Aurunca è tornato a nascere un bambino nel reparto maternità dell’ospedale San Rocco: la splendida Melissa Cresce è venuta al mondo, e i suoi primi vagiti risuonano come una vittoria per chi ha lottato per riaprire il punto nascita. I genitori esprimono gratitudine profonda allo staff per la cura e l’attenzione dimostrate in ogni fase del parto, elogiando capacità e umanità degli operatori.
Il lieto evento non è un caso isolato, ma il frutto di una battaglia civile: comitati, cittadini e promotori del ricorso al TAR hanno insistito affinché non si cancellasse un presidio essenziale per il territorio. Il 5 novembre il TAR entrerà nel merito, ma per ora la sospensiva ottenuta ha permesso il ripristino dell’attività ostetrica. L’ASL di Caserta ha formalizzato la riapertura con una delibera del 22 ottobre, in ottemperanza alla pronuncia cautelare del TAR. Le comunità di Sessa Aurunca e Piedimonte Matese respirano finalmente: un diritto, quello alla nascita vicino a casa, è stato temporaneamente restituito.
Il caso è divenuto simbolo del contrasto tra politica e bisogni reali. La chiusura del punto nascita era stata descritta come “disastro sanitario” dai comitati locali: un colpo all’identità del territorio e una condanna per le donne incinte costrette a spostarsi. Il Comune, nelle sue delibere, aveva evidenziato come la chiusura avrebbe generato disagi gravi, aggravati da distanze, viabilità e condizioni logistiche già penalizzanti. Ma oggi la nascita di Melissa rappresenta la risposta concreta che molti attendevano.
Rimane l’incertezza sul futuro: la delibera regionale che aveva sancito la chiusura è sospesa, ma non annullata; il TAR dovrà pronunciarsi sul merito il 5 novembre. Nel frattempo, ogni parto diventa prova che l’ospedale non è un relitto destinato al declino, ma un presidio vivo che merita investimenti, non abbandono. La riapertura del reparto maternità è anche un segnale: ripartire dalla vita è un atto politico e sociale. Per chi ha lottato, per chi attende una gravidanza e per chi ancora spera che la sanità torni a essere servizio, non privilegio.


