
Si continuano a intitolare strade e piazze, a consegnare targhe, a conferire cittadinanze onorarie e a organizzare cerimonie. Tutto giusto, tutto doveroso. Ma resta una domanda, semplice e scomoda: che fine ha fatto la memoria culturale della città? La storia letteraria e intellettuale di Sessa quella fatta di uomini e donne che hanno contribuito alla crescita civile e morale del territorio, sembra oggi dimenticata. Eppure, questi personaggi hanno rappresentato per decenni la parte più viva e nobile della comunità: studiosi, scrittori, insegnanti, intellettuali che hanno messo la loro immensa capacità culturale e morale al servizio del territorio. Alla politica, però, non servono più. Non portano voti, non riempiono piazze, non garantiscono consenso. Sarebbe auspicio di molti cittadini che le varie commissioni elaborassero un nuovo stradario comunale, di far partire un progetto che restituisca valore a chi lo merita dedicato ai protagonisti della cultura sessana, non sarebbe solo un atto simbolico, ma un vero gesto di riconciliazione con la propria storia. Un modo per dire che la memoria non è solo un ricordo, ma un dovere civico. E invece, lentamente, questi nomi sono stati lasciati cadere nel silenzio, mentre le loro opere e il loro esempio si perdono tra vecchi libri e archivi dimenticati. Tra i tanti che dovrebbero essere ricordati con orgoglio, non possiamo non citare Antonio Calcidio, Gioacchino Paparelli, Luigi Simone, Girolamo Perrotta, Giuseppe e Fernando Tommasino, Elio Meschinelli e Maria Lombardi e altri. Tutti nati a Sessa Aurunca, hanno contribuito a costruire l’identità culturale della città con la forza delle idee, della parola e dell’impegno civile. Oggi, purtroppo, il sapere non fa più notizia. Non interessa alla politica, e spesso neppure a una società distratta, che preferisce celebrare l’apparenza piuttosto che la sostanza. Eppure, se davvero vogliamo onorare Sessa Aurunca, non bastano le cerimonie o le intitolazioni occasionali: bisogna ricordare chi ne ha reso grande la storia, trasmettendo alle nuove generazioni il valore della conoscenza e della memoria. Solo così riscoprendo i “ padri della terra aurunca” che non ci sono più , potremo restituire dignità a un passato che continua a chiedere di essere ascoltato.



