Sono passati oltre 120 giorni da quella torrida sera di inizio estate del 13 luglio, quando la comunità di Pignataro Maggiore ha iniziato una mobilitazione senza precedenti contro gli impianti insalubri presenti nel territorio. Dall’estate all’autunno, la mobilitazione ha abbattuto il muro di gomma dietro cui si erano trincerate le istituzioni. L’assedio a cui è sottoposto l’Agro Caleno continua inesorabile: il tempo stringe e i nuovi strumenti messi in campo per l’emergenza, come l’osservatorio congiunto, devono diventare operativi nell’immediato. Tanto si è scritto sulla possibilità che questi strumenti di cittadinanza attiva diventino l’avanguardia di nuove forme di partecipazione diretta dei cittadini alla gestione della cosa pubblica. Verrà il tempo per pensare e dire ancora molto, ma questo è il momento del fare, e del fare in fretta, di dimostrare che quanto fatto finora non è stata mera demagogia. Mettiamo in fila alcuni fatti: il TAR ha rigettato il ricorso contro la centrale a biomasse in località Cauciano; una nuova richiesta di Valutazione di Impatto Ambientale per un impianto di rifiuti pericolosi è stata depositata in Regione; a Sessa Aurunca è stata autorizzata la costruzione di un altro impianto. Dopo più di quattro mesi di assemblee, presidi e proteste, il comitato Basta Impianti denuncia che le procedure ordinarie, affidate a Regione, ASL, ARPAC e altri enti, continuano a dimostrarsi insufficienti e incapaci di tutelare salute e ambiente. Per questo chiede l’intervento dei ministeri competenti, del Capo dello Stato e del Parlamento europeo per una dichiarazione di straordinarietà, il blocco immediato degli impianti, l’avvio delle bonifiche e uno stanziamento straordinario per la sanità. Intanto la mobilitazione non si ferma: sabato 13 dicembre, alle ore 15, è previsto un corteo popolare a Vitulazio, un appuntamento simbolico che conferma la determinazione di continuare a lottare.



