Oggi: 02 Set, 2026
Oliviero Casale Contratto di Fiume Valle del Garigliano
Oliviero Casale Contratto di Fiume Valle del Garigliano

Contratto di Fiume Valle del Garigliano, dopo la relazione ISPRA serve una svolta interregionale

3 mesi fa

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di Oliviero Casale, componente Gruppo Valle del Garigliano

La trasmissione agli enti competenti della relazione tecnico-scientifica ISPRA CRE–ETF 06/2026, relativa alla segnalazione di possibile inquinamento ambientale nel fiume Garigliano, rappresenta un fatto istituzionale che non può essere archiviato come una semplice comunicazione amministrativa, perché riporta al centro dell’attenzione pubblica una questione che da anni attraversa la Valle del Garigliano e che riguarda il rapporto tra qualità delle acque, tutela della foce, pressione antropica, depurazione, agricoltura, biodiversità e responsabilità delle comunità locali.

La vicenda nasce dalla segnalazione del Parco Regionale Roccamonfina Foce del Garigliano, acquisita dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, nella quale veniva richiamata la presenza persistente di chiazze fangose galleggianti, fenomeni maleodoranti e fluorescenze anomale nelle acque del fiume e nelle adiacenti acque marine, con possibile origine da scarichi illeciti o carichi inquinanti. Nella stessa segnalazione si chiedevano una Task Force interforze, prelievi ed esami tecnico-scientifici di acque e sedimenti, verifiche su scarichi abusivi o malfunzionamenti dei depuratori, monitoraggio costante nei punti critici della Zona Speciale di Conservazione e un tavolo tecnico permanente presso la Prefettura di Caserta o la Regione Campania.

La relazione ISPRA e il problema del Garigliano

La relazione ISPRA, sulla base della documentazione disponibile, non ha individuato elementi sufficienti per configurare direttamente una fattispecie di danno ambientale o di minaccia imminente di danno ambientale ai sensi della Parte VI del D.Lgs. 152/2006, ma ha comunque evidenziato una criticità ambientale moderata, riconducibile al carico di sostanza organica e nutrienti veicolati nel corpo recettore marino, anche in associazione con evidenze di inquinamento di origine fecale.

Questo passaggio è decisivo, perché conferma che il problema non può essere ridotto alla sola ricerca di un singolo episodio puntuale, né può essere liquidato in assenza di un nesso causale diretto con uno specifico scarico non conforme. ISPRA richiama infatti un quadro più ampio, nel quale i fenomeni di schiume, mucillagini, trasporto di materiale organico grossolano e colorazione delle acque nel tratto finale del fiume e alla foce sono collegati a uno stato di eutrofia associato a pressioni antropiche accertate nel bacino idrografico, con riferimento sia a scarichi di reflui civili, anche non depurati, sia all’intensa attività agricola che insiste nella tratta terminale del bacino.

Marine Strategy e Descrittore 5

Il richiamo alla Direttiva 2008/56/CE, nota come Marine Strategy Framework Directive, dà alla vicenda una portata ancora più ampia, perché il Descrittore 5 impone di ridurre al minimo l’eutrofizzazione di origine antropica e i suoi effetti negativi, tra cui perdita di biodiversità, degrado degli ecosistemi, fioriture algali nocive e carenza di ossigeno nelle acque di fondo. La relazione ISPRA richiama espressamente la necessità di misure di monitoraggio e gestione volte al contenimento degli apporti di nutrienti, collegando quindi la qualità del fiume alla qualità della foce e del tratto marino-costiero antistante.

Il Garigliano, in questa prospettiva, non può essere letto come un corso d’acqua separato dal mare, né come un confine amministrativo tra Campania e Lazio. La sua tutela richiede una visione di bacino, perché ciò che accade negli affluenti, nei sistemi di depurazione, nelle aree agricole, nei canali e nei territori attraversati dal fiume può produrre effetti sulla foce, sugli habitat protetti e sulle acque marine.

Il Regolamento UE 2024/1991 sul ripristino della natura

A rafforzare questa lettura interviene anche il Regolamento UE 2024/1991 sul ripristino della natura, che introduce a livello europeo obiettivi giuridicamente vincolanti per il recupero degli ecosistemi degradati, con una impostazione che collega biodiversità, resilienza, adattamento climatico e servizi ecosistemici. Il regolamento afferma la necessità di stabilire norme comuni per garantire il recupero di una natura ricca di biodiversità e resilienza in tutto il territorio dell’Unione, riconoscendo che il ripristino degli ecosistemi contribuisce anche alla mitigazione e all’adattamento ai cambiamenti climatici.

Per il Garigliano è particolarmente rilevante l’articolo 9 del Regolamento, dedicato al ripristino della connettività naturale dei fiumi e delle funzioni naturali delle relative pianure alluvionali. La norma prevede che gli Stati membri compilino un inventario delle barriere artificiali alla connettività delle acque superficiali e individuino quelle da rimuovere, anche per contribuire all’obiettivo europeo di ripristinare almeno 25.000 chilometri di fiumi a scorrimento libero entro il 2030.

Questo riferimento non significa che il caso del Garigliano sia riducibile al solo tema delle barriere artificiali, ma consente di collocare il ragionamento delle esperienze dei Contratti di Fiume all’interno di una cornice europea più avanzata, nella quale la tutela dei fiumi non riguarda soltanto la qualità chimica delle acque, ma anche la continuità ecologica, le pianure alluvionali, gli habitat, la riduzione delle pressioni e il ripristino delle funzioni naturali.

Il Contratto di Fiume Valle del Garigliano

Da anni, come componente del Gruppo Valle del Garigliano, ho più volte sollecitato comunità e istituzioni, anche attraverso articoli e interventi pubblici, sulla necessità di arrivare al Contratto di Fiume Valle del Garigliano, non come formula generica di partecipazione, ma come strumento concreto per costruire una governance stabile del bacino, capace di collegare qualità delle acque, tutela della foce, controllo delle pressioni, prevenzione degli scarichi, valorizzazione della biodiversità e sviluppo sostenibile del territorio.

Già in un precedente articolo avevo richiamato il valore storico, identitario e ambientale del Garigliano, ricordando che il fiume attraversa Campania e Lazio, coinvolge le province di Caserta, Latina e Frosinone e mette in relazione comunità che condividono la stessa sorte. In quel testo si sottolineava anche che sul versante laziale, in particolare nella provincia di Latina, è in corso dal 2022 il percorso per un Contratto di Fiume del Garigliano–Liri, esperienza preziosa ma non ancora sufficiente se non viene integrata da una piena partecipazione del versante campano.

Associazioni, cittadini e segnalazioni

Negli ultimi anni, associazioni ambientaliste, comitati civici, cittadini e operatori del territorio hanno pubblicato post, immagini e segnalazioni, sollecitando le istituzioni su possibili sversamenti diretti nel fiume Garigliano e nei suoi affluenti. Questo lavoro civico non può essere considerato marginale, perché ha contribuito a mantenere alta l’attenzione su anomalie visibili, odori, colorazioni, schiume e fenomeni che incidono sulla percezione della qualità ambientale e sulla fiducia delle comunità nella capacità delle istituzioni di intervenire.

Nel precedente articolo si evidenziava proprio che cittadini, operatori turistici e associazioni denunciavano da tempo anomalie alla foce, evocando l’ipotesi di scarichi abusivi o malfunzionamenti negli impianti di depurazione, e si richiamava la possibile iniziativa del Presidente del Parco Regionale Area Vulcanica di Roccamonfina e Foce Garigliano, Adolfo De Petra, rivolta agli organi competenti per chiedere l’attivazione di una Task Force interforze per indagini, monitoraggi e bonifiche.

Una governance interregionale

Il Contratto di Fiume Valle del Garigliano deve essere interregionale o, quantomeno, deve raccordare in modo strutturato il percorso già esistente sul lato laziale con il pieno coinvolgimento dei Comuni della provincia di Caserta. Sessa Aurunca, Cellole, Rocca d’Evandro e gli altri Comuni casertani interessati dal bacino non possono restare ai margini di una governance che incide direttamente sulla qualità del territorio, sulla foce, sull’agricoltura, sul turismo e sulla tutela degli habitat.

Nel precedente articolo si proponeva infatti un Contratto di Fiume interregionale e interprovinciale, capace di coinvolgere Campania e Lazio, le province di Caserta, Latina e Frosinone, i Comuni rivieraschi, le associazioni, gli operatori economici e i cittadini, riconoscendo il Garigliano come un bene comune interregionale e come un sistema unitario che non può essere governato attraverso frammentazioni amministrative.

Dal controllo alla rigenerazione

Il Contratto di Fiume Valle del Garigliano dovrebbe includere monitoraggi scientifici costanti, controlli sugli scarichi e sugli impianti di depurazione, verifiche sugli apporti di nutrienti, attenzione agli affluenti, pratiche agricole più sostenibili, riqualificazione paesaggistica, valorizzazione della biodiversità, percorsi naturalistici e cicloturistici, educazione ambientale e promozione di un turismo verde coerente con la fragilità del sistema fluviale e costiero. In questo modo, il Garigliano potrebbe essere progressivamente sottratto alla logica dell’emergenza e ricondotto a una strategia di rigenerazione fondata su conoscenza, partecipazione e responsabilità condivisa.

La relazione ISPRA, il Regolamento UE 2024/1991 e il percorso già avviato sul lato laziale convergono verso la stessa conclusione. Non basta intervenire dopo ogni segnalazione, né basta attendere che un singolo episodio produca un accertamento definitivo. Occorre costruire una sede stabile nella quale istituzioni, enti tecnici, Parco, Autorità di Bacino, Comuni, associazioni, operatori economici e cittadini possano condividere dati, priorità, responsabilità e azioni.

Votazioni comunali e bene comune, il primo impegno sia il Contratto di Fiume Valle del Garigliano

In questo fine settimana alcuni Comuni dell’area della Valle del Garigliano saranno chiamati alle votazioni comunali e non può passare inosservato il fatto che molti candidati, nei programmi, negli interventi pubblici e nella comunicazione elettorale, abbiano utilizzato con insistenza l’espressione “bene comune”. È una scelta lessicale significativa, perché richiama responsabilità, cura del territorio, partecipazione e visione di futuro, ma proprio per questo dovrebbe tradursi rapidamente in atti concreti. L’auspicio è che, tra le prime iniziative delle nuove amministrazioni elette, vi sia l’impegno formale ad avviare o sostenere la costituzione del Contratto di Fiume Valle del Garigliano, coinvolgendo i Comuni del versante casertano e raccordandoli con il percorso già esistente sul lato laziale. Se il bene comune non deve restare una formula da campagna elettorale, il Garigliano rappresenta il banco di prova più evidente, perché fiume, foce, acque marine, paesaggio, biodiversità, agricoltura, turismo e salute delle comunità chiedono una governance stabile, interregionale e partecipata.

Una scelta non più rinviabile

Dopo la relazione ISPRA, dopo le sollecitazioni del Parco, dopo gli appelli delle associazioni ambientaliste e dopo anni di richiami pubblici alla necessità di una governance del bacino, il Contratto di Fiume Valle del Garigliano appare oggi come una scelta non più rinviabile. Il Garigliano non può essere difeso a metà, perché fiume, foce e mare appartengono a un unico sistema ambientale e territoriale che richiede una responsabilità comune.

Il Contratto di Fiume Valle del Garigliano può diventare lo strumento per trasformare una criticità ambientale in una strategia di futuro, facendo dialogare Marine Strategy, Regolamento europeo sul ripristino della natura, pianificazione di bacino, tutela degli habitat, partecipazione civica e sviluppo locale. In questa direzione, il fiume che per secoli è stato risorsa, confine, ponte e identità può tornare a essere un patrimonio condiviso da rigenerare, non soltanto un luogo ferito da ricordare nei momenti di allarme.

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