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(LE FOTO) – Le comunità dell’Agro Caleno tornano in piazza: tra rabbia e rito, la lotta continua

7 mesi fa

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Dopo la storica giornata dello scorso 27 settembre, le comunità dell’Agro Caleno – in stato di mobilitazione permanente contro il disastro ambientale – sono tornate in piazza.
Un corteo diverso da quello di qualche settimana fa, per molte ragioni. Ernesto de Martino ci ha insegnato a pensare al momento della festa e del rito come a un tempo di sospensione della vita ordinaria, in cui una comunità rinsalda i propri legami, proteggendosi dalla possibilità di perdere il senso di sé, della propria presenza e della propria esistenza.
Il corteo di oggi non ha perso la determinazione e la rabbia di quello precedente, ma somigliava forse di più a un rito. Uno di quelli antichi, in cui i gesti sempre uguali ci aiutano a ricordare chi siamo.
Centinaia di persone, a ritmo di musica e tammorra, hanno sfilato per il centro del paese, in un percorso circolare che ha avuto il suo fulcro in piazza Umberto.

Un corteo diverso, si diceva: per la prima volta dall’inizio delle mobilitazioni, la politica ha tenuto il passo. Il sindaco Palumbo, esponenti della maggioranza e dell’opposizione di Pignataro Maggiore, insieme ad altri rappresentanti delle istituzioni locali dei paesi limitrofi, hanno camminato accanto ai cittadini.
Finalmente, nuove e reali forme di partecipazione dal basso ai processi istituzionali sembrano prendere forma. Il comitato “Basta Impianti” e i comitati civici entreranno a far parte dell’Osservatorio Ambiente dei Comuni del Medio Volturno.
Gli attivisti del movimento hanno invitato chiunque possieda documentazioni e materiali a contribuire alla stesura di un dossier: una memoria-inchiesta collettiva da consegnare ai prossimi tavoli con le commissioni parlamentari.
Innovative e inedite pratiche di partecipazione dal basso si stanno sperimentando in quello che è ormai diventato un vero e proprio laboratorio di cittadinanza attiva e responsabile.

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Anche la comunità ecclesiastica ha preso parte alla giornata di mobilitazione, rappresentata da don Pasqualino del Vecchio.

Una comunità è anzitutto una comunione di valori: un grande applauso ha accolto l’intervento del giornalista Salvatore Minieri che ha espresso solidarietà è vicinanza a Sigfrido Ranucci, da sempre vicino, con la redazione di Report, alle vicende del movimento.

Al rientro del corteo in piazza, il colpo d’occhio ha restituito plasticamente la bellezza imperfetta, plurale ed eterogenea della comunità in lotta.
Mentre si susseguivano gli interventi dal palco, le donne e gli uomini dell’associazione Officina dell’Amore hanno raccolto le adesioni, già centinaia, per la marcia in memoria di Annalisa, giovane donna martire della Terra dei Fuochi.
Le bandiere del movimento Basta Impianti si sono mescolate al colore rosa delle magliette distribuite per la marcia, incorniciando saluti, strette di mano, abbracci e occhiate complici tra cittadini.

Il corteo ha attraversato le strade del centro storico: sangue vivo nelle vene di un corpo morto, a ricordarci che ogni pietra, ogni cardo, ogni finestra dietro cui non si accende più alcuna luce può rivestirsi di un senso nuovo nella lotta per la difesa dell’identità e nel lavoro, lento ma inesorabile, di costruzione della nuova vocazione del territorio.

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