
di Oliviero Casale, componente Gruppo Valle del Garigliano
Nei precedenti articoli dedicati alla DMO Litorale Domizio è già emerso che la questione non può essere ridotta né alla sola promozione della destinazione né alla semplice costruzione di una regia territoriale. Il punto che ora interessa mettere a fuoco riguarda piuttosto la forma di territorio che questa DMO può contribuire a generare, se viene pensata non come un contenitore amministrativo o come una sigla di coordinamento, ma come un ecosistema capace di produrre antifragilità, bene comune, coprogettazione e cogovernance.
In un’area come il Litorale Domizio convivono grandi potenzialità e fragilità storiche, insieme a discontinuità amministrative, vulnerabilità ambientali e difficoltà croniche nel costruire visioni condivise. In questo quadro, il concetto di antifragilità può rivelarsi particolarmente utile, perché consente di uscire sia dall’idea di un territorio destinato semplicemente a subire gli urti della storia e dell’economia, sia da quella di un territorio che si limita a resistere senza trasformarsi davvero. Un territorio antifragile, infatti, non si limita a sopportare le crisi, ma riesce a trasformare pressioni, criticità e disordine in apprendimento, cooperazione, innovazione e capacità ulteriore di futuro. È su questo terreno che la DMO Litorale Domizio potrebbe misurare la propria funzione più profonda, contribuendo non soltanto a rendere il territorio più visibile o più attrattivo, ma anche più capace di trasformare le proprie fragilità in energie di rigenerazione.
Ecosistema territoriale
Pensare la DMO Litorale Domizio come ecosistema significa riconoscere che il territorio non vive di singole eccellenze isolate, né di comparti separati che procedono parallelamente senza toccarsi, ma di relazioni, interdipendenze, connessioni reciproche e capacità di integrazione. Nessun Comune basta a sé stesso, nessun attrattore può sostenere da solo l’identità della destinazione e nessuna politica di valorizzazione è davvero efficace se non si collega a un disegno più ampio di territorio. Proprio per questo una DMO, quando è pensata in modo maturo, non si limita a rendere più efficiente la promozione, ma lavora per rafforzare la trama che tiene insieme paesaggi, economie locali, servizi, patrimoni culturali, sistemi ambientali, forme di accoglienza, reti produttive e comunità.
Nel caso del Litorale Domizio, questa lettura appare ancora più necessaria, perché qui la costa non può essere separata dai sistemi fluviali, dalle aree agricole, dai paesaggi dell’entroterra, dai beni archeologici, dalle aree protette, dai piccoli centri e dalle differenti forme di abitare il territorio. La DMO Litorale Domizio può diventare allora un ecosistema nel senso pieno del termine, cioè uno spazio nel quale soggetti diversi smettono di muoversi come frammenti dispersi e iniziano a riconoscersi dentro una costruzione comune. In quella costruzione, il valore di ciascuno cresce proprio in relazione agli altri.
Antifragilità e bene comune
Se si assume questa prospettiva, il tema del bene comune entra nel cuore stesso della funzione che la DMO Litorale Domizio potrebbe svolgere. In un territorio che porta con sé criticità ambientali, squilibri insediativi, infrastrutture spesso insufficienti, fragilità paesaggistiche e sociali, la questione non è semplicemente promuovere di più, ma comprendere che acqua, biodiversità, paesaggio, ecosistemi, centri storici, beni culturali, saperi locali e relazioni civiche sono parte della struttura viva del territorio, e quindi anche delle sue possibilità di futuro.
Una DMO Litorale Domizio pensata come ecosistema antifragile dovrebbe saper leggere questi beni non come un repertorio decorativo da esibire, ma come una infrastruttura profonda di sviluppo territoriale. Questo significa considerare i sistemi costieri, le aree fluviali, i paesaggi rurali, le zone umide, i patrimoni diffusi e le forme di memoria locale non come elementi secondari o residuali, ma come componenti strutturali di una destinazione che può diventare più forte proprio nella misura in cui impara a custodire ciò che ha ereditato e a trasformarlo in risorsa condivisa.
Il bene comune, allora, non coincide con una formula etica generica, ma con un principio concreto di organizzazione territoriale. Un territorio che riconosce e cura i propri beni comuni diventa infatti più capace di generare fiducia, cooperazione, qualità della vita, attrattività e iniziativa economica. La DMO Litorale Domizio potrebbe quindi svolgere una funzione importante nel mostrare che tutela e sviluppo non sono termini opposti, ma parti della stessa costruzione territoriale, mentre la cura dei beni comuni non limita la competitività, bensì la rende più solida e più duratura.
Coprogettazione e cogovernance
Se davvero si vuole parlare di ecosistema antifragile, diventa inevitabile parlare anche di coprogettazione e cogovernance, perché senza questi due elementi la DMO Litorale Domizio rischierebbe di ridursi a una struttura formale, magari ben presentata, ma incapace di produrre relazioni reali e durature. La coprogettazione non consiste semplicemente nel raccogliere suggerimenti o nel convocare tavoli consultivi. Consiste piuttosto nel costruire obiettivi, priorità e azioni insieme ai soggetti del territorio, riconoscendo che la qualità di una visione dipende anche dalla pluralità degli sguardi che concorrono a definirla. La cogovernance, a sua volta, richiede di riconoscere che una destinazione complessa non può essere guidata efficacemente da un solo centro decisionale, ma ha bisogno di una responsabilità distribuita, capace di coinvolgere istituzioni, operatori economici, associazioni, comunità, reti civiche, soggetti culturali e tutti coloro che, in forme diverse, partecipano alla vita dei luoghi.
In questa prospettiva, la DMO Litorale Domizio potrebbe diventare un luogo stabile di confronto, di costruzione condivisa e di apprendimento territoriale, nel quale il pubblico e il privato non si incontrano soltanto per gestire un calendario di iniziative o per coordinare una campagna di promozione, ma per definire insieme la visione stessa del territorio, i suoi obiettivi di medio e lungo periodo, le priorità ambientali, le traiettorie economiche, i modelli di accoglienza e le forme di valorizzazione più coerenti con l’identità del comprensorio. In questo modo, la DMO Litorale Domizio potrebbe diventare non soltanto uno strumento di gestione della destinazione, ma una piattaforma di coprogettazione e di cogovernance, cioè un dispositivo capace di generare relazioni istituzionali e civiche più evolute.
Giovani e nuove possibilità
Una delle prove decisive della qualità di questo progetto riguarda i giovani, che non dovrebbero essere evocati come categoria simbolica, ma assunti come misura concreta della capacità del territorio di generare futuro. Una DMO Litorale Domizio ben costruita potrebbe infatti contribuire ad aprire nuove possibilità non soltanto in termini di occupazione, ma anche di radicamento, iniziativa, fiducia e nuova imprenditorialità.
Questo potrebbe accadere soprattutto se la DMO riuscirà a diventare un ambiente favorevole alla nascita di attività legate all’accoglienza, ai servizi culturali, alla comunicazione territoriale, alla ristorazione di qualità, alla mobilità dolce, alle produzioni agroalimentari, all’artigianato, ai servizi ambientali e alle forme innovative di impresa collegate al paesaggio e alla fruizione dei luoghi. In questa prospettiva, la DMO Litorale Domizio potrebbe diventare non soltanto una cabina di regia, ma un contesto favorevole alla nascita di nuove energie imprenditoriali, capaci di trattenere competenze, attrarre progettualità e costruire occasioni di sviluppo più diffuse e durature. Un territorio, del resto, non diventa antifragile solo quando aumenta la propria visibilità, ma quando riesce a trattenere capacità, a generare fiducia e a offrire spazi reali di iniziativa a chi vuole investire, restare o tornare.
Esperienza e continuità
Naturalmente, un ecosistema territoriale capace di generare antifragilità non può fondarsi soltanto sull’energia del nuovo, ma deve saper riconoscere anche il valore dell’esperienza, della continuità e della memoria attiva. La capacità di un territorio di apprendere, correggersi e reinventarsi nasce infatti anche da chi è impegnato da anni nella vita economica, sociale, culturale e civile dei luoghi, da chi ha costruito relazioni, custodito saperi, attraversato difficoltà e mantenuto vivo un legame concreto con il territorio. In questa prospettiva, anche gli anziani non rappresentano una presenza marginale o residuale, ma una componente essenziale di qualunque ecosistema antifragile, perché portano conoscenza dei luoghi, esperienza, senso del limite, memoria storica e capacità di trasmettere orientamento alle generazioni più giovani.
È proprio dall’incontro tra nuove energie e memoria attiva che un territorio può sviluppare una vera capacità di trasformazione, evitando sia l’illusione che basti il nuovo da solo, sia l’errore opposto di considerare il passato come un deposito immobile. Un ecosistema territoriale, per essere davvero generativo, deve quindi saper mettere in relazione slancio e continuità, iniziativa e sedimentazione, innovazione e conoscenza concreta dei luoghi. Solo così può costruire una forma condivisa di apprendimento collettivo.
Imprenditorialità diffusa
Anche la dimensione imprenditoriale va letta in questa stessa chiave, perché una DMO Litorale Domizio antifragile non dovrebbe limitarsi a valorizzare le attività già consolidate. Dovrebbe invece favorire una imprenditorialità più diffusa, capace di nascere anche nei piccoli centri, nei margini e nei luoghi meno visibili ma ricchi di risorse territoriali, culturali e ambientali.
Questo significherebbe creare condizioni più favorevoli per reti di ospitalità, servizi territoriali, percorsi culturali e naturalistici, valorizzazione dei prodotti locali, piccole imprese di qualità e nuove forme di economia connesse alla cura del territorio. Significherebbe anche rendere visibile che esiste una direzione condivisa e che i luoghi non sono condannati a restare frammenti isolati o margini privi di prospettiva.
L’imprenditorialità, infatti, non nasce soltanto dagli incentivi, ma anche da un contesto che rende intelligibile il senso di un investimento e restituisce ai luoghi una traiettoria riconoscibile. Se la DMO Litorale Domizio saprà contribuire a costruire questa traiettoria, allora potrà svolgere un ruolo importante non solo nel migliorare la promozione della destinazione, ma anche nel rafforzare la fiducia necessaria perché nuove iniziative economiche possano prendere forma e consolidarsi.
Comunicazione e corresponsabilità
Tutto questo richiede un lavoro profondo sul piano della comunicazione e della corresponsabilità, perché un ecosistema territoriale non si crea per semplice dichiarazione di intenti, ma attraverso linguaggi condivisi, capacità di ascolto, fiducia reciproca e partecipazione reale. Una DMO Litorale Domizio credibile dovrebbe allora saper parlare non soltanto ai Comuni, ma anche alle imprese, alle associazioni, agli operatori culturali, ai giovani, a chi lavora nell’accoglienza, a chi si occupa di paesaggio, a chi custodisce patrimoni minori e a chi vive quotidianamente il territorio.
La qualità della destinazione dipenderà anche da questo, cioè dalla capacità della DMO Litorale Domizio di produrre ascolto, orientamento e fiducia, facendo capire non solo dove si vuole andare, ma con quali strumenti e per quale idea di territorio. Se riuscirà a generare questa forma di corresponsabilità, allora potrà diventare qualcosa di più di un dispositivo amministrativo. Potrà assumere, invece, il profilo di una vera infrastruttura territoriale capace di mettere in relazione paesaggio, economia, tutela, accoglienza e iniziativa locale.
Conclusione
Alla fine, la questione è tanto semplice da formulare quanto impegnativa da realizzare poiché la DMO Litorale Domizio potrà rivelarsi un organismo in più oppure diventare qualcosa di più. Potrà limitarsi a migliorare la promozione del territorio oppure contribuire a renderlo più capace di cooperazione, più connesso, più responsabile e più generativo. Potrà restare una struttura formale oppure trasformarsi in un ecosistema territoriale in grado di produrre antifragilità.
La differenza starà nella capacità di passare dalla rappresentazione alla costruzione, dalla vetrina alla relazione, dal marketing alla governance, dalla semplice promozione alla cura del bene comune. Se riuscirà in questo salto, la DMO Litorale Domizio potrà diventare uno strumento capace di rendere il territorio più solido proprio in quanto più aperto, più cooperativo e più capace di trasformare le sue fragilità in occasioni di futuro condiviso.
Oliviero Casale componente Gruppo Valle del Garigliano, propone una lettura della DMO Litorale Domizio come ecosistema antifragile per il bene comune. La sfida è farne una piattaforma di coprogettazione e cogovernance, capace di mettere in relazione paesaggio, comunità, giovani, memoria attiva e sviluppo territoriale.


