Oggi: 03 Set, 2026

I Beni Comuni Multilivello come abilitatori dell’economia sociale del futuro

Beni Comuni Multilivello Economia Sociale Oliviero Casale
Beni Comuni Multilivello Economia Sociale Oliviero Casale
4 settimane fa

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di Oliviero Casale, consigliere Fondazione Communia

Dal primato della persona alla qualità degli effetti: una possibile grammatica dell’azione per organizzazioni, territori e istituzioni.

Il nuovo passaggio istituzionale dedicato all’economia sociale offre l’occasione per interrogarsi non soltanto sulla crescita di questo insieme di organizzazioni, ma anche sul modo in cui esso potrà evolvere nei prossimi anni. Il 2 luglio 2026 il Consiglio dei Ministri ha infatti esaminato il Piano d’azione nazionale per l’economia sociale predisposto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze nel quadro della Raccomandazione adottata dal Consiglio dell’Unione europea il 27 novembre 2023. È un percorso che riconosce nell’economia sociale una componente significativa dello sviluppo, dell’occupazione, dell’inclusione, della coesione territoriale e delle transizioni ambientale e digitale.

Dentro questo scenario può essere interessante introdurre una prospettiva ulteriore: quella dei Beni Comuni Multilivello, sviluppata nel working paper Beni Comuni Multilivello. Interdipendenze, democrazia ecologica e nuove istituzioni per la decisione, di Oliviero Casale e Gilda Farrell, e successivamente presentata anche nell’approfondimento pubblicato da ASviS.

Il punto di partenza, tuttavia, richiede una precisazione. Parlare di Beni Comuni Multilivello ed economia sociale non significa individuare una nuova categoria di beni che cooperative, imprese sociali, fondazioni o altri soggetti dovrebbero amministrare. La prospettiva può essere rovesciata: i Beni Comuni Multilivello possono essere considerati abilitatori di un’economia sociale del futuro, perché propongono anzitutto un modo di leggere le interdipendenze e di agire al loro interno.

Non, quindi, quali beni comuni debba gestire l’economia sociale, ma come possa agire un’economia sociale consapevole delle condizioni che utilizza, degli effetti che produce e delle possibilità che lascia dopo la propria azione.

Beni Comuni Multilivello ed economia sociale: non un nuovo settore, ma un modo di agire

L’economia sociale possiede già una propria identità. La cornice europea attribuisce particolare importanza al primato delle persone e delle finalità sociali o ambientali rispetto al profitto, al reinvestimento della totalità o della maggior parte degli utili nelle finalità perseguite e a forme di governance democratica o partecipativa.

I Beni Comuni Multilivello non aggiungono una nuova forma giuridica e non pretendono di ridefinire questa identità. Possono però offrire una diversa grammatica dell’azione.

Ogni organizzazione persegue una propria finalità, utilizza risorse, coordina persone e competenze, costruisce servizi e produce risultati. Ma nessuna organizzazione crea integralmente le condizioni che rendono possibile la propria attività. Utilizza conoscenze accumulate, sistemi formativi, infrastrutture, istituzioni, lavoro, fiducia, reti territoriali, risorse naturali, servizi pubblici e relazioni sociali che esistevano prima di essa e continueranno, auspicabilmente, dopo di essa.

Allo stesso modo, gli effetti prodotti non rimangono necessariamente confinati dentro il perimetro dell’organizzazione o nel rapporto immediato tra essa e i propri beneficiari. Possono raggiungere lavoratori, famiglie, altre organizzazioni, territori, sistemi ambientali e generazioni successive.

L’interrogativo diventa allora più ampio: come utilizziamo le condizioni che ci consentono di agire e quali condizioni lasciamo agli altri dopo la nostra azione?

È qui che i Beni Comuni Multilivello possono diventare abilitatori. Non perché stabiliscano in anticipo quale debba essere la risposta, ma perché aiutano a vedere ciò che una lettura circoscritta alla singola organizzazione potrebbe lasciare fuori.

Dalla finalità sociale alla capacità di generare possibilità

Una prima evoluzione riguarda il rapporto tra finalità sociale e generatività.

Il perseguimento di una finalità sociale rappresenta evidentemente un elemento fondamentale dell’economia sociale. Ma una finalità positiva non rende automaticamente positivi tutti gli effetti prodotti per conseguirla.

Un servizio può migliorare concretamente la condizione delle persone destinatarie e contemporaneamente generare un sovraccarico non sostenibile sui lavoratori. Un progetto può rispondere efficacemente a un bisogno ma dipendere strutturalmente da lavoro volontario che non riesce a rigenerarsi. Un intervento può essere molto efficace nel breve periodo e costruire, senza volerlo, una nuova dipendenza nel lungo periodo. Un’attività può produrre valore in un territorio trasferendo altrove una parte dei propri costi ambientali o sociali.

Una prospettiva orientata dai Beni Comuni Multilivello può quindi aggiungere una domanda alla valutazione tradizionale: che cosa rimane dopo che l’intervento è terminato?

Rimangono soltanto le prestazioni erogate oppure sono aumentate anche competenze, autonomia, relazioni, fiducia, capacità di scelta e possibilità di affrontare problemi futuri?

Da questo punto di vista, un’economia sociale del futuro potrebbe diventare progressivamente più generativa: non limitarsi a produrre risultati socialmente desiderabili, ma contribuire a costruire ulteriori possibilità per persone, organizzazioni e territori.

Generare non significa necessariamente fare di più. Significa evitare che il risultato ottenuto consumi sistematicamente le condizioni dalle quali dipenderanno i risultati successivi.

Dal beneficiario alla persona dentro una rete di possibilità

Una seconda evoluzione riguarda il modo in cui viene osservata la persona.

L’economia sociale opera spesso proprio nei luoghi nei quali bisogni, vulnerabilità e diseguaglianze diventano più evidenti. Per organizzare politiche e servizi è inevitabile utilizzare categorie: persone anziane, giovani, disoccupati, persone con disabilità, famiglie fragili. Il rischio nasce quando la categoria necessaria alla progettazione finisce per esaurire la rappresentazione della persona.

La prospettiva dei Beni Comuni Multilivello permette di guardare invece alla rete di condizioni dentro la quale una persona può effettivamente sviluppare la propria esistenza: salute, istruzione, conoscenza, relazioni, abitazione, mobilità, ambiente, accessibilità, informazione, infrastrutture e possibilità di partecipare.

Una persona può essere formalmente inclusa in un servizio e rimanere sostanzialmente invisibile nella definizione del problema che quel servizio intende affrontare. Può ricevere una prestazione senza che vengano riconosciute le proprie capacità, oppure essere coinvolta in una consultazione senza disporre delle informazioni e degli strumenti necessari per incidere realmente.

Per un’economia sociale del futuro questo suggerisce un passaggio importante: dal destinatario della prestazione al soggetto della propria traiettoria di vita.

Non significa che ogni persona debba diventare co-decisore di ogni scelta organizzativa. Significa costruire servizi e organizzazioni capaci di interrogarsi non soltanto su ciò che fanno per qualcuno, ma sulle possibilità che consentono a quel qualcuno di sviluppare.

Dall’impatto sociale alla qualità degli effetti

L’impatto sociale rappresenta già un terreno importante per l’economia sociale. La cornice europea attribuisce rilievo alla capacità di comprendere e comunicare gli effetti delle attività e, contemporaneamente, richiama l’esigenza di metodologie proporzionate e attendibili.

I Beni Comuni Multilivello non dovrebbero sostituire la misurazione dell’impatto. Possono però allargarne lo sguardo attraverso il concetto di propagazione degli effetti.

Un intervento non produce necessariamente un unico effetto. Può essere positivo per un gruppo e problematico per un altro; generativo a livello locale e costoso a una scala più ampia; vantaggioso nel presente e fragile nel tempo.

Diventa allora utile aggiungere alle domande sull’impatto alcune domande ulteriori: per chi viene prodotto il beneficio? A quale scala? Per quanto tempo? Chi sostiene i costi diretti e indiretti? Quali condizioni vengono rafforzate e quali consumate? L’intervento aumenta capacità e autonomia oppure produce nuove dipendenze? Ci sono conseguenze che non vengono rilevate perché cadono fuori dal perimetro organizzativo nel quale l’impatto viene normalmente osservato?

Non si tratta di costruire sistemi sempre più complessi di indicatori. Significa piuttosto riconoscere che il perimetro giuridico dell’organizzazione non coincide necessariamente con il perimetro dei suoi effetti.

Per un’economia sociale del futuro, la qualità dell’azione potrebbe quindi essere letta attraverso due dimensioni complementari: l’impatto intenzionalmente prodotto e la distribuzione complessiva degli effetti che accompagnano quel risultato.

Dalla prossimità territoriale alla capacità di vedere più scale

Il radicamento territoriale rappresenta uno dei maggiori punti di forza dell’economia sociale. Cooperative, imprese sociali, associazioni, fondazioni e altre organizzazioni conoscono spesso direttamente persone, bisogni, risorse e relazioni che caratterizzano un determinato territorio.

Ma la prossimità non coincide necessariamente con il perimetro completo del problema.

Una comunità energetica agisce localmente, ma dipende da reti, tecnologie, regolazione e mercati collocati su scale differenti. Un progetto di housing sociale nasce in un quartiere ma interagisce con urbanistica, mobilità, servizi, lavoro e mercato immobiliare. Un servizio sociosanitario costruisce una relazione di prossimità con le persone, ma dipende da sistemi regionali, politiche nazionali, formazione, famiglie e condizioni del lavoro di cura.

È questo il significato più profondo del multilivello. Non la semplice presenza di più amministrazioni, ma l’intreccio di scale territoriali, ambientali, istituzionali, proprietarie, temporali e conoscitive.

I Beni Comuni Multilivello possono quindi abilitare un’economia sociale capace di restare vicina senza diventare localistica.

La conoscenza di prossimità rimane indispensabile, ma viene collegata alla capacità di osservare le cause e gli effetti che attraversano i confini del territorio nel quale l’organizzazione opera.

Dalla partecipazione all’organizzazione che apprende

La governance democratica o partecipativa costituisce uno degli elementi caratterizzanti dell’economia sociale. Anche in questo caso, però, può essere utile interrogarsi sulla qualità della partecipazione.

Essere invitati a un tavolo non significa necessariamente poter incidere. Essere consultati non significa automaticamente poter modificare una decisione quando gli effetti dimostrano che qualcosa non funziona.

Un’economia sociale del futuro potrebbe allora sviluppare una capacità ulteriore: apprendere sistematicamente dagli effetti della propria azione.

L’esperienza dei lavoratori, la conoscenza professionale, la voce delle persone destinatarie, i dati e le osservazioni provenienti dal territorio dovrebbero poter modificare procedure, criteri e modelli organizzativi quando emergono conseguenze inattese.

La partecipazione acquista così una funzione più concreta. Non soltanto contribuire alla decisione iniziale, ma mantenere aperta la possibilità di correggerla.

In organizzazioni che affrontano problemi complessi, la qualità non dipende soltanto dalla capacità di decidere bene una volta. Dipende dalla capacità di riconoscere tempestivamente quando una scelta deve essere rivista.

Beni Comuni Multilivello ed economia sociale contro nuove dipendenze

Questa impostazione richiede anche di evitare una presunzione: che la natura sociale dell’organizzazione renda automaticamente positivi tutti i suoi modi di operare.

Anche un soggetto orientato all’interesse generale può produrre, senza volerlo, nuove dipendenze. Può concentrare informazioni, costruire servizi difficilmente sostituibili, consumare risorse professionali oltre la loro capacità di rigenerazione oppure organizzare una relazione nella quale il destinatario continua ad avere bisogno dell’intervento senza acquisire ulteriori possibilità.

Lo stesso vale per l’accesso alle condizioni essenziali. Una soluzione può essere formalmente disponibile ma risultare concretamente difficile da utilizzare per barriere economiche, informative, tecnologiche o organizzative.

Per questo la prospettiva dei Beni Comuni Multilivello invita a non fermarsi alla natura del soggetto, ma a osservare che cosa l’azione rende possibile e che cosa, eventualmente, rende più difficile.

È una forma di auto-osservazione particolarmente coerente con l’economia sociale: la finalità di interesse generale non diventa un’attestazione preventiva di qualità, ma una responsabilità che deve continuare a confrontarsi con gli effetti reali.

Dal Piano nazionale a un’economia sociale capace di futuro

Il Piano d’azione nazionale arriva in una fase nella quale l’economia sociale è sempre meno interpretata come componente residuale delle politiche rivolte alla fragilità e sempre più come parte di un modello di sviluppo capace di integrare economia, inclusione, occupazione, innovazione e territorio.

Proprio per questo diventa importante interrogarsi anche sulla qualità della sua crescita.

I Beni Comuni Multilivello possono essere letti come abilitatori di questa evoluzione non perché propongano una nuova certificazione o una nuova categoria organizzativa, ma perché consentono di formulare domande che diventeranno sempre più importanti in sistemi caratterizzati da forti interdipendenze.

Da quali condizioni dipendiamo? Quali consumiamo e quali rigeneriamo? Fin dove arrivano gli effetti delle nostre decisioni? Chi beneficia e chi sostiene i costi? Quali conseguenze rimangono invisibili? Le persone acquisiscono capacità oppure nuove dipendenze? L’organizzazione possiede strumenti per apprendere e correggersi? Il successo ottenuto oggi lascia disponibili anche domani le condizioni che lo hanno reso possibile?

Queste domande non sostituiscono missione, mutualità, partecipazione o impatto sociale. Possono contribuire a renderli più profondi.

I Beni Comuni Multilivello come abilitatori di una nuova generazione di economia sociale

Pensare ai Beni Comuni Multilivello come abilitatori di un’economia sociale del futuro significa quindi spostare l’attenzione dai beni da amministrare al modo di agire.

Non chiedono all’economia sociale di cambiare identità, ma possono aiutarla a diventare più capace di leggere le condizioni sulle quali poggia la propria azione e gli effetti che quella azione produce nel tempo.

L’economia sociale del futuro potrebbe allora riconoscersi non soltanto nella finalità perseguita, ma anche nella capacità di generare condizioni: non soltanto rispondere ai bisogni, ma ampliare possibilità; non soltanto misurare l’impatto, ma seguirne la distribuzione; non soltanto essere radicata nei territori, ma comprendere le interdipendenze che li attraversano; non soltanto coinvolgere le persone, ma costruire organizzazioni capaci di apprendere; non soltanto assicurare la propria sostenibilità, ma contribuire alla continuità delle condizioni sociali, ambientali, cognitive e istituzionali dalle quali essa stessa dipende.

La sfida, in questa prospettiva, non è semplicemente avere più economia sociale. È permettere all’economia sociale di diventare sempre più capace di produrre, insieme ai risultati immediati, più autonomia, più capacità, più conoscenza, più responsabilità e più possibilità di futuro.

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