Oggi: 03 Set, 2026
Buon Ferragosto da Oliviero Casale
Buon Ferragosto da Oliviero Casale

Buon Ferragosto: dalle Feriae Augusti al tempo di vita

3 settimane fa

0:00

Dalle feriae romane al diritto al riposo e oltre: il 15 agosto, il lavoro e il significato del tempo della vita.

di Oliviero Casale

Ogni 15 agosto ci auguriamo “Buon Ferragosto” e, durante l’estate, “buone ferie”, quasi fossero formule da sempre accompagnate dallo stesso significato. In realtà, dietro queste parole si incontrano storie diverse: i giorni sottratti alle attività ordinarie, l’organizzazione del lavoro, i diritti conquistati nel tempo e le condizioni concrete che permettono a una persona di disporre davvero di una parte della propria vita. Interrogarsi su Ferragosto non è quindi soltanto una curiosità etimologica: significa chiedersi che cosa auguriamo oggi quando diciamo “buone ferie” o, ancora più semplicemente, “Buon Ferragosto”.

Dalle feriae romane a Ferragosto: che cosa sappiamo davvero

Il punto di partenza è il latino feriae, termine normalmente usato al plurale per indicare giorni consacrati al culto o sottratti ad alcune attività ordinarie. Non si trattava delle vacanze nel senso contemporaneo, e questa differenza misura la distanza dalle nostre ferie. Anche Ferragosto rinvia a quel mondo: l’etimologia riconosciuta lo collega alle Feriae Augusti, mentre il nome di Augusto è rimasto anche nella denominazione del mese.

Occorre però evitare una ricostruzione troppo lineare. È molto diffusa l’affermazione secondo cui Augusto avrebbe istituito nel 18 a.C. le Feriae Augusti come un periodo unitario di riposo estivo; le fonti antiche disponibili documentano con certezza, invece, il 1º agosto come feria pubblica decretata dal Senato in relazione alla presa di Alessandria del 30 a.C., mentre non consentono di attestare con la stessa sicurezza l’istituzione, nel 18 a.C., di un lungo periodo unitario di ferie paragonabile a quello descritto da molta divulgazione contemporanea. In oltre duemila anni si sono succeduti il mondo tardoantico e cristiano, le società medievali, l’età moderna, il lavoro salariato, le rivoluzioni industriali, lo Stato sociale e la trasformazione digitale. Possiamo quindi aprire soltanto alcune finestre storiche, seguendo una domanda ricorrente: chi decide quando ci si può fermare, a quali condizioni e con quale possibilità di vivere il tempo nel quale non si lavora?

Molte feste non significavano necessariamente avere tempo libero

Il Medioevo mette in discussione un’equazione oggi quasi spontanea: più giorni senza lavoro non significano necessariamente più libertà. Maria Morello, studiando le botteghe artigiane tra XIII e XV secolo, ricorda che nel 1335 si contarono 67 giorni festivi a Firenze e 71 a Siena, senza comprendere le domeniche e le riduzioni del sabato. Tuttavia, per molti salariati quei giorni significavano mancata retribuzione, mentre per gli artigiani comportavano minore produzione e minori vendite. La festa poteva quindi interrompere il lavoro senza trasformarsi automaticamente in un tempo che la persona fosse economicamente libera di vivere.

La condizione degli apprendisti rende ancora più evidente la distanza dalle categorie contemporanee. Morello descrive giovani che vivevano presso il maestro, ricevendo formazione, vitto e alloggio in un rapporto nel quale lavoro, protezione e autorità familiare tendevano a sovrapporsi. Potevano tornare nei luoghi di origine durante periodi definiti dalla studiosa di “ferie”, spesso coincidenti con mietitura e vendemmia, ma nei contratti comparivano anche l’obbligo di non assentarsi senza licenza e, talvolta, brevi licenze concordate. Il caso mostra quanto la disponibilità del proprio tempo potesse dipendere da relazioni personali fortemente asimmetriche.

Quando l’industria comincia a governare il tempo

Con l’industrializzazione il problema cambia natura, perché il tempo diventa sempre più una grandezza da misurare e collegare alla produttività. Simonetta Ortaggi Cammarosano, ricostruendo il pensiero di Frederick W. Taylor, mostra come alcuni lavoratori conservassero in precedenza margini per distribuire più liberamente l’intensità della prestazione, mentre il task management tendeva a ricondurre la giornata a compiti, tempi e pause definiti dall’organizzazione.

La formula secondo cui gli operai dovevano “lavorare quando lavorano” e “giocare quando giocano” rende bene questa separazione. Non si trattava ancora della libertà di scegliere il proprio tempo, ma della sua razionalizzazione: anche il riposo veniva collocato dentro una programmazione produttiva. L’organizzazione scientifica accrebbe l’efficienza, ma rese più visibile una questione destinata ad attraversare il Novecento: se la persona è considerata soprattutto come fattore produttivo, persino la pausa rischia di diventare funzionale alla prestazione.

Dal riposo concesso al diritto alle ferie

Nell’ordinamento italiano l’articolo 36 della Costituzione riconosce il diritto al riposo settimanale e alle ferie annuali retribuite, delle quali il lavoratore non può rinunciare; analogamente, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea tutela riposo e ferie annuali retribuite. Il passaggio è decisivo perché la pausa non dipende più, almeno sul piano giuridico, dalla benevolenza di un superiore o dalla possibilità economica di sopportare giorni senza reddito: entra nel campo dei diritti.

Michele Tiraboschi invita però a non fermarsi alla sola protezione giuridica. Ricostruendo il rapporto fra salute e lavoro, osserva come gli interventi su orario e riposi abbiano assunto anche la funzione di consentire al lavoratore di conservare e riprodurre la propria vita. Diventa così insufficiente considerare il lavoro soltanto come prestazione e chi lavora soltanto come salariato: nel lavoratore va riconosciuta la persona, con le sue condizioni di salute, le relazioni e la sostenibilità complessiva del proprio percorso.

Ferragosto oltre il solo diritto alle ferie

Proprio qui occorre allargare lo sguardo. Il diritto alle ferie retribuite rappresenta una conquista fondamentale, ma “Buon Ferragosto” è un augurio che non si esaurisce nell’istituto delle ferie né nel solo perimetro dell’occupazione. C’è chi il 15 agosto non interrompe alcun lavoro perché un lavoro non lo ha o lo sta cercando; ci sono giovani che studiano, persone impegnate nella cura di familiari, pensionati, volontari e persone che attraversano una malattia, una fragilità o una fase nella quale stanno tentando di ricostruire il proprio percorso.

Esistono attività, relazioni e percorsi di conoscenza attraverso i quali una persona può sviluppare capacità, prendersi cura di sé o degli altri, creare, imparare e partecipare alla vita comune senza che quel contributo assuma necessariamente la forma di un contratto, di uno stipendio o di una prestazione produttiva. Questo non diminuisce il valore del lavoro, dimensione centrale dell’autonomia e della partecipazione sociale; significa riconoscere che la realizzazione può attraversare anche altri ambiti dell’esistenza senza che uno solo diventi la misura dell’intero percorso personale.

Anche studiare, affrontare una difficoltà, recuperare autonomia, costruire relazioni o dare forma a un progetto può appartenere a una vita che cerca una propria direzione. Vi sono fasi nelle quali il compito più impegnativo consiste semplicemente nel recuperare le condizioni per poter nuovamente scegliere e agire. Il tempo della vita comprende quindi il tempo di lavoro senza esaurirsi in esso, così come la dignità della persona non può dipendere dalla quantità di attività economicamente riconosciuta che riesce a svolgere.

Buon Ferragosto e Beni Comuni Multilivello: un modo di agire

È qui che la prospettiva dei Beni Comuni Multilivello può aggiungere qualcosa al significato di “Buon Ferragosto”. Non si tratta di dichiarare comune ogni cosa importante, né di sostituire la responsabilità personale con un indistinto collettivo; si tratta di riconoscere che ciascuno dà forma alla propria vita dentro condizioni che nessuno produce integralmente da solo: conoscenze, relazioni, istituzioni, infrastrutture, sistemi di cura, sicurezza, ambiente, fiducia e possibilità effettive di disporre del proprio tempo.

I Beni Comuni Multilivello sono, in questa prospettiva, anche un modo di agire. Significa rendere visibili le condizioni dalle quali dipendiamo, ricostruire gli effetti delle decisioni nello spazio e nel tempo, individuare gli attori e le scale pertinenti, attribuire responsabilità differenti in relazione al potere e alla capacità di incidere, quindi monitorare, apprendere e correggere quando gli effetti mostrano che regole o decisioni non stanno funzionando. Applicato al tempo di vita, questo modo di agire porta a chiedere non soltanto se un diritto sia formalmente riconosciuto, ma se esistano le condizioni che permettono alle persone, nelle loro diverse situazioni, di costruire concretamente il proprio percorso.

Riconoscere che viviamo dentro condizioni comuni non significa trasformare ciascuno in debitore della società. La reciprocità non è una contabilità nella quale ognuno debba restituire una quantità equivalente a ciò che riceve, né il contributo costituisce una misura della dignità. Ci sono momenti nei quali una persona può offrire molto agli altri e altri nei quali ha soprattutto bisogno di ricevere sostegno; il punto è riconoscere che nessuno vive soltanto di ciò che produce individualmente e che nessuno dovrebbe essere ridotto soltanto a ciò che produce.

Forse, allora, “Buon Ferragosto” può diventare qualcosa di più di una formula di cortesia senza trasformarsi in una dichiarazione solenne. Può essere un piccolo augurio civile capace di includere il lavoro senza identificare con esso l’intero tempo dell’esistenza: che questo tempo possa essere realmente vissuto e che chi lavora, studia, cerca una strada, cura, crea o affronta una difficoltà possa trovare condizioni che rendano possibile il proprio percorso.

Dire “Buon Ferragosto” significherebbe così augurare non soltanto una buona pausa dal lavoro, ma la possibilità di disporre almeno per un momento del proprio tempo come tempo della vita, nel quale lavoro, studio, cura, relazioni, riposo e partecipazione possano trovare equilibri differenti. La libertà personale ha bisogno di condizioni concrete e quelle condizioni, proprio perché non sono prodotte da uno solo, richiedono attenzione, cura e responsabilità condivise.

Fonti e studi essenziali

Selezione di fonti linguistiche, giuridiche e accademiche utilizzate per la verifica storica e concettuale.

  • Paolo D’Achille, “Chiudiamo per ferie”, Accademia della Crusca, 7 agosto 2026. [fonte]
  • Accademia della Crusca, “Ferie e feriale”, Consulenza linguistica. [fonte]
  • Daniel J. Gargola, Calendar, Cult, and Law in Rome to the Age of Augustus, Cambridge University Press, 2026, cap. “Caesar, Augustus, and Their Calendar”. [fonte]
  • Jörg Rüpke, “Doubling Religion in the Augustan Age: Shaping Time for an Empire”, Cambridge University Press. [fonte]
  • Raffaele Corso, “Ferragosto”, Enciclopedia Italiana, Treccani, 1938. [fonte]
  • Maria Morello, “L’organizzazione del lavoro nelle botteghe artigiane tra XIII e XV secolo. Il contratto di apprendistato”, Historia et ius, 10/2016, paper 9.
  • Simonetta Ortaggi Cammarosano, “Il pensiero di Frederick W. Taylor tra empiria e sistema” e “Regolamenti di fabbrica e consuetudini, tempo di lavoro e tempo libero”, in Teorie politiche e storia sociale, Unicopli.
  • Michele Tiraboschi, “Salute e lavoro: un binomio da ripensare. Questioni giuridiche e profili di relazioni industriali”, Diritto delle Relazioni Industriali, n. 2/2023.
  • F. Ogundipe, “What is work?”, Occupational Medicine, 2023, p. 114, richiamato da Tiraboschi.
  • Costituzione della Repubblica italiana, art. 36, Senato della Repubblica. [fonte]
  • Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, art. 31. [fonte]
  • Oliviero Casale e Gilda Farrell, “I beni comuni multilivello hanno bisogno di governance”, ASviS, 9 giugno 2026. [fonte]

Pubblicità

Pubblicità

Pubblicità

Pubblicità

Pubblicità

Pubblicità

Pubblicità

Testata del gruppo:

panorama editori